«Antonveneta, si decise tutto a Madrid» scandalo mps
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fonte:
- l`Adige
SIENA – Tutta l’ operazione di cessione della banca Antonveneta sarebbe stata «gestita direttamente da Madrid». Sarebbero stati i vertici della banca spagnola Santander a occuparsi di tutte le fasi, dall’ apertura del dossier fino alla firma sul contratto che diede la banca veneta a quella senese del Monte dei Paschi per 10,3 miliardi (oneri compresi), tre e mezzo in più di quanto gli spagnoli la pagarono tre mesi prima. Seduto davanti ai magistrati della procura di Siena – che anche ieri ha diffuso una nota per smentire «notizie infondate» relative a ipotesi di sequestri – il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello Ior, la banca del Vaticano, e rappresentante di Santander in Italia, ha escluso ogni suo ruolo nella vicenda, almeno per quanto riguarda tutta la fase che poi ha portato alla cessione di Antonveneta a Mps. Gotti Tedeschi è arrivato in procura a Siena poco dopo le 10 e ne è uscito attorno alle 15: quasi quattro ore e mezza in cui è stato sentito come teste. Il primo degli aspetti che l’ ex presidente dello Ior avrebbe approfondito di fronte ai magistrati è proprio quello relativo alla titolarità dell’ operazione Antonveneta: sarebbe stata Madrid a occuparsene e lui non ebbe alcun ruolo. Parole che non stanno a significare una presa di distanza dalla banca spagnola e da chi la gestisce: Gotti Tedeschi è legato al numero uno del Santander, Emilio Botin, da vecchia data e da un rapporto stretto e anche ieri, davanti ai magistrati, avrebbe escluso qualsiasi forma di patto segreto tra Botin e Mussari, l’ ex presidente di Mps. Del resto, a riferire pubblicamente che l’ accordo per la vendita di Antonveneta al Monte fu gestito direttamente da Botin e Mussari è stato in questi giorni Alessandro Daffina, responsabile in Italia di Rothschild, che in qualità di advisor di Santander fece da «ponte» con Mps per la cessione nel 2007 della banca veneta. L’ altro aspetto centrale della vicenda è il prezzo pagato da Mps per Antonveneta: oltre 10 miliardi, quando Santander ne aveva sborsati 6,6. Una plusvalenza di oltre 3 miliardi che è proprio quella su cui si concentra l’ attenzione degli inquirenti. Ai magistrati Gotti avrebbe ricordato che all’ epoca della cessione al Monte erano arrivate altre offerte a Santander, come quella di Bnp Paribas, pronto a sborsare otto miliardi, che giustificherebbe l’ offerta fatta da Mussari. E sulla questione è intervenuto anche l’ amministratore delegato del Banco di Santander, Alfredo Saenz, sostenendo che «tutte queste cose che sono uscite sui media non hanno fondamento e, nel caso, si dimostrerà, se arriverà il momento». Gotti avrebbe tra l’ altro ricordato che, al momento della cessione di Antonveneta, gli spagnoli avevano conoscenze più dettagliate su quale fosse il reale stato della banca Veneta. E avrebbe escluso la possibilità che si possa vendere una banca controllata per una cifra di oltre 9 miliardi, restituendone segretamente due al compratore, riuscendo a non contabilizzare nel bilancio un’ uscita così importante e a non esser scoperti dagli azionisti. La vicenda è approdata anche alla procura di Roma. Nessuna sovrapposizione con il lavoro degli inquirenti senesi ma un doveroso accertamento alla luce di alcuni esposti. Manipolazione del mercato, questo uno dei reati ipotizzati. Intanto Standard & Poor’ s, che ha declassato a BB il rating di Mps, ha avvisato che potrebbe venire ridotto ulteriormente se nuove perdite o rischi significativi contribuissero a peggiorare la posizione finanziaria dei Paschi a seguito delle indagini. Inoltre, su assist del Codacons, il via libera di Bankitalia ai Monti bond è finito nel mirino del Tar del Lazio che ha convocato domani i rappresentanti legali per acquisire «documentati chiarimenti» in merito bond prenotati dalla banca per tamponare le perdite.
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