1 Febbraio 2013

Quei 500 milioni di interessi pagati a Botin

Quei 500 milioni di interessi pagati a Botin

 

Marco Ludovico ROMA. I dettagli, le procedure, le motivazioni e le modalità dell’ accordo tra Monte dei Paschi di Siena e Banco Santander per l’ acquisizione di Antonveneta. Ma anche le incongruenze e le anomalie, diverse già accertate dagli inquirenti, da chiarire fino in fondo. Ettore Gotti Tedeschi ieri a Siena è stato sentito dai pubblici ministeri sul primo dei due consolidati filoni investigativi (l’ altro riguarda le operazioni finanziarie come Alexandria, Santorini e Note Italia). La Guardia di Finanza ha già messo una serie di punti fermi nelle carte giudiziarie sull’ acquisto di Antonveneta. Mps ha pagato, con operazioni di tesoreria per cassa, i nove miliardi per l’ acquisizione. Più un miliardo per Interbanca, che poi viene restituito tramite compensazione con Abn Amro. Ci sono, inoltre, 500 milioni di euro di pagamenti di interessi a Santander: maturano tra la data dell’ accordo (l’ 8 novembre 2007) e la data della stipula, a marzo 2008. E sette miliardi di restituzione finanziamenti, comprensivi di interessi, versati a Santander, serviti alla banca senese per pagare i crediti che Abn vantava nei confronti di Antonveneta. Una serie di cifre annotate dal Nucleo di polizia valutaria della Gdf, compreso il fatto che tutti i pagamenti sono partiti dalla sede londinese di Mps e – hanno accertato i finanzieri – diretti per il sud America, Londra e l’ Olanda. La procura, in particolare, ha avviato una rogatoria su un flusso di denaro che ha insospettito gli investigatori: un pagamento di 2,5 miliardi inviato ad Abbey National Tresaury Ltd. Appare invece sempre più debole l’ idea – finora sempre smentita ufficialmente dagli investigatori – che dietro la compravendita di Antonveneta ci sia stato il pagamento di una maxitangente. Gotti Tedeschi fin dal 1992 aveva fondato, su richiesta del presidente Emilio Botin, la filiale italiana del Banco Santander. I magistrati di Siena devono comprendere il ruolo che potrebbe aver avuto nell’ operazione Antonveneta. Di fatto, si fanno sempre più stringenti le ipotesi accusatorie – top secret per ora sui nomi, tranne l’ ex presidente Giuseppe Mussari e il direttore area finanza Giuseppe Baldassarri – che, oltre al falso in bilancio e altri reati finanziari, si spingono fino a quella di associazione per delinquere. Un profilo, quest’ ultimo, suffragato, a quanto risulta, da elementi di prova di responsabilità a carico di diversi soggetti ai vertici della passata gestione di Mps. Ora entra in scena anche la procura di Roma. Un atto dovuto alla luce di alcuni esposti di cittadini e del Codacons. Il procuratore capo, Giuseppe Pignatone, e l’ aggiunto Nello Rossi, hanno ipotizzato il reato di manipolazione del mercato. Era stato già delineato dalla Gdf nelle carte di Siena insieme all’ abuso di informazioni privilegiate, il falso in prospetto e l’ ostacolo all’ esercizio delle funzioni delle autorità. In una nota, la procura della capitale comunica che è stato «aperto un procedimento contro ignoti per manipolazione del mercato e per altre ipotesi di reato» e, aggiunge, «sulla base delle acquisizioni questa procura valuterà nei prossimi giorni se proseguire negli accertamenti o se trasmettere gli atti alla procura di Siena (peraltro già destinataria di atti provenienti dalla procura di Milano) ufficio con il quale sono stati già presi opportuni contatti». Tra i destinatari delle richieste di documenti anche Bankitalia e Consob. È probabile, per ora, che le carte dai pubblici ministeri di Roma vadano a Siena, non solo perchè non ci sono dubbi sulla competenza territoriale toscana ma anche perchè è molto difficile, al momento, immaginare che a Roma sia stato compiuto un reato più grave – facendo radicare l’ inchiesta nella capitale – di quelli già ipotizzati dagli inquirenti di Siena. Resta una suggestiva coincidenza, per ora nulla di più. Nello Rossi e Giuseppe Pignatone sentirono Gotti Tedeschi, in procura a Milano, il 7 giugno 2012, nel suo ruolo ricoperto allo Ior, da presidente, dal 2009 al 2012. Ora, che ci siano legami tra Ior e Banco di Santander è indubbio visto che, per esempio, Manuel Soto Serrano è nel consiglio di sorveglianza dello Ior ma anche nel vertice di Santander. Ma c’ è di più. Secondo fonti qualificate, ci sono investitori della Città del Vaticano interessati ad acquisizioni di quote del capitale del Monte dei Paschi di Siena. Un tema non più di tipo investigativo-giudiziario, ma che potrebbe avere sviluppi. Perchè le liquidità disponibili Oltretevere sono elevatissime. [email protected] © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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