Gli stipendi ai minimi da trent’ anni
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fonte:
- Il Piccolo
Il divario tra la crescita delle retribuzioni (nella foto una busta paga) e quella dei prezzi, pari a 1,5 punti percentuali a sfavore degli stipendi, «significa, tradotto in cifre, che una famiglia di tre persone ha avuto nel 2012 una perdita del potere d’ acquisto equivalente a 524 euro». È quanto stima il Codacons, commentando i dati dell’ Istat. «Questa tassa invisibile – aggiunge – sale ovviamente per le famiglie più numerose (577 euro per una famiglia di quattro persone)». Per il Codacons «è questo il motivo per cui l’ Italia non cresce più da 10 anni e ora le famiglie sono sul lastrico: stipendi e pensioni – sottolinea l’ organizzazione – non sono più indicizzate all’ inflazione, mentre il costo della vita dal 2002 ad oggi è raddoppiato e le tariffe pubbliche, dall’ acqua ai rifiuti, sono cresciute addirittura più della media dei prezzi». Secondo l’ associazione a tutela del consumatore «la priorità del prossimo Governo è rilanciare i consumi e la crescita». ROMA Nel 2012 gli stipendi degli italiani sono cresciuti dell’ 1,5%, ai minimi da 30 anni e con un ritmo pari alla metà dell’ inflazione. Si tratta della crescita media annua più bassa dal 1983. Il quadro è tracciato dall’ Istat che rileva anche come la fiducia dei consumatori a gennaio sia scesa ai minimi dal 1996. Inoltre secondo l’ Istat a dicembre l’ indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’ 1,7% rispetto a dicembre 2011. La crescita dei prezzi è stata doppia così rispetto a quella dei salari: le retribuzione contrattuali orari sono aumentate infatti dell’ 1,5% e l’ inflazione del 3% su base annua. Si tratta del divario maggiore, a sfavore delle retribuzioni, dal 1995. Ben 32 contratti, di cui 16 nella Pubblica amministrazione (tutti scaduti nel 2010), sono in attesa di rinnovo, per oltre 3,7 milioni di lavoratori dipendenti (dei quali circa 3 milioni nel pubblico impiego) ancora ad aspettare. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni la questione salariale «è la vera emergenza sociale del paese», per questo «occorre un patto come nel ’92 per alzare i salari e tagliare le tasse». Per la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, «bisogna tutelare soprattutto il potere d’ acquisto delle retribuzioni che, come vediamo, invece, non è stato tutelato. Questo Paese si sta esplicitamente impoverendo e una delle ragioni del suo impoverimento è la rassegnazione con cui si fa il blocco dei contratti pubblici». I dati Istat «ancora una volta confermano il grave disagio del continuo calo del potere d’ acquisto dei salari», rincara la dose il segretario confederale Uil, Antonio Foccillo. Per il sindacalista «non si esce da questa spirale negativa se non si affrontano misure concrete per il rilancio del sistema produttivo puntando sulla crescita dei consumi con l’ aumento adeguato dei salari e delle pensioni. Inoltre – ricorda – 3,7 milioni di lavoratori, pubblici e privati, sono senza contratto». Vista la situazione, spiega Foccillo, «la Uil lancia un chiaro e semplice messaggio alle forze politiche impegnate nella campagna elettorale: i lavoratori e i pensionati italiani non possono impoverirsi ulteriormente, questa tendenza deve finire subito». Per il sindacalista quindi «è necessario un cambiamento nelle politiche economiche di questo paese e avviare, almeno i rinnovi dei contratti pubblici fermi dal 2010». Il leader dell’ Ugl, Giovanni Centrella sottolinea che «di fronte a uno scenario così inquietante, esistono solo due strade obbligate: una riforma fiscale, che restituisca consistenza agli stipendi e alle pensioni, e un piano di sviluppo industriale e occupazionale a sostegno delle imprese».
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