Crisi, Istat, vendite al dettaglio a novembre in calo dello 0,4%
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- SestoPotere.com
(Sesto Potere) – Bologna, 24 Gennaio 2013 – Secondo l’ Istat a novembre 2012 l’ indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) ha segnato una diminuzione congiunturale dello 0,4%. Quello di novembre é il quinto calo mensile consecutivo. Nella media del trimestre settembre-novembre 2012 l’ indice è diminuito dell’ 1,3% rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con ottobre 2012, le vendite aumentano dello 0,1% per i prodotti alimentari e diminuiscono dello 0,6% per quelli non alimentari. Rispetto a novembre 2011, l’ indice grezzo del totale delle vendite segna una diminuzione del 3,1%, sintesi di flessioni del 2,0% per i prodotti alimentari e del 3,7% per quelli non alimentari. Le vendite per forma distributiva mostrano, nel confronto con novembre 2011, una diminuzione sia per la grande distribuzione (-2,1%) sia, con maggiore intensità, per le imprese operanti su piccole superfici (3,9%). Nel confronto con i primi undici mesi del 2011 l’ indice grezzo diminuisce del 2,0%, come risultato di un calo contenuto delle vendite di prodotti alimentari (0,6%) e di una flessione più marcata di quelle di prodotti non alimentari (-2,6%). Secondo i dati resi noti oggi dall’ Istat, le vendite al dettaglio a novembre registrano un nuovo calo, perdendo lo 0,4% rispetto a ottobre ed il 3,1% su base annua. Per il Codacons il dato drammatico è la discesa nel settore alimentare che registra un crollo del 2%. Se si considera, infatti, che il dato incorpora anche l’ inflazione e che a novembre i prezzi degli alimentari erano saliti su base annua del 2,3%, si deduce che in termini quantitativi si tratta di tracollo più che doppio. In pratica gli italiani fanno la fame, dato che la discesa dei consumi nel settore alimentare prosegue ininterrottamente dal 2007. Non a caso scendono le vendite persino degli ipermercati nonostante le offerte promozionali e le vendite sottocosto, registrando un ribasso tendenziale del 2,6%. A reggere solo i discount, ossia i prodotti non di marca. In sostanza gli italiani, pur di mangiare, devono abbandonare i brand leader dell’ industria alimentare che hanno reso noto il made in Italy nel mondo. A questo il punto il Governo dovrebbe seriamente valutare l’ apertura di mense pubbliche per distribuire gratuitamente pane e pasta a chi ne fa richiesta. Non bastano più, insomma, le mense delle lodevoli associazioni caritatevoli, spesso non distribuite a livello così capillare sul territorio. Visto che con i consumi si è tornati al dopoguerra, occorre che le istituzioni pubbliche prendano atto della realtà in cui vivono gli italiani e vi si adeguino.
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