Abi al lavoro sul dopo-Mussari Patuelli candidato in prima fila
Pino Di Blasio SIENA IN DUE GIORNI il titolo Monte dei Paschi ha visto svanire quasi tutti i benefici della caduta dello spread. Ieri, dopo una sospensione decisa per rallentare la frana, la giornata in Borsa ha suggellato una perdita dell’ 8,4%, con una chiusura a 25,42 centesimi di euro. È’ l’ effetto più eclatante del nuovo scandalo dei derivati. Ma è una reazione dettata più da una reputazione plurisecolare finita in frantumi che da perdite inattese nei bilanci. Perché ieri, dopo aver preso le distanze dallo swap targato Nomura e aver inchiodato Mussari e la passata direzione alla responsabilità di «non aver correttamente informato le autorità di vigilanza sulla contabilità e sulla documentazione in merito a quei derivati», il presidente Alessandro Profumo e l’ ad Fabrizio Viola hanno provato a rassicurare clienti e mercati. «La banca Mps è in grado di assorbire le conseguenze sui bilanci delle operazioni con contratti derivati» recita Rocca Salimbeni. Conferma ufficiale dell’ indagine interna, avviata da ottobre 2012 e riassunta ieri in un’ intervista a Sky dallo stesso Viola. «Saremo in grado di fornire al cda una puntuale valutazione degli impatti sul patrimonio dei derivati entro i primi di febbraio. Abbiamo già deciso di richiedere altri 500 milioni di Monti bond per rispettare requisiti patrimoniali». Fabrizio Viola non nasconde la polvere sotto il tappeto. «Non so se siamo chiamati a combattere la battaglia più dura per salvare il Monte dei Paschi in una storia lunga cinque secoli. Di certo siamo fortemente impegnati, assieme al personale, a uscire da questa situazione, nel bel mezzo della crisi più grave dal dopoguerra». Altra rassicurazione ai senesi, l’ affermazione che «la nazionalizzazione del Monte dei Paschi non è nella nostra agenda». E PROFUMO ha insistito sul lavoro di trasparenza che è stato condotto: «Torneremo ad avere la reputazione che meritiamo». E sulle azioni di responsabilità verso la passata gestione ha spiegato: «Nella misura in cui ci saranno gli estremi per tutelare il valore patrimoniale della banca certamente noi ci muoveremo. Ad oggi stiamo facendo tutte le analisi che sono necessarie per capire chi ha fatto che cosa». Ma a Siena saranno giorni di fuoco. Mentre l’ avvocato Giuseppe Mussari sembra recitare il ruolo del suo ?collega’ Clamence, protagonista de ?La caduta’ di Camus, l’ attesa per l’ assemblea degli azionisti in calendario domani si fa spasmodica. In attesa di Beppe Grillo, il Codacons annuncia di volersi costituire parte civile nell’ inchiesta su Antonveneta; l’ Adusbef punta l’ indice contro la Consob e Bankitalia, che non avrebbero controllato a dovere. La banca centrale risponde indirettamente: «I documenti sui derivati sono stati tenuti celati alla Vigilanza e portati alla luce dai nuovi dirigenti». Fatto confermato anche da Viola. IN MEZZO a uno scandalo che diventa anche casus belli elettorale, domani Profumo e Viola chiederanno agli azionisti Mps, Fondazione in primis, di accendere il disco verde su un aumento di capitale di 4,5 miliardi di euro e di dare la delega al consiglio di avviare la pratica dei Monti bond. Titoli emessi dalla banca e sottoscritti dallo Stato, per 3,9 miliardi di euro, al tasso del 9% iniziale, più 0,5% ogni due anni, che serviranno per rimborsare i Tremonti Bond (1,9 miliardi) e per rispettare i requisiti patrimoniali dell’ Eba. Presumibilmente ci saranno altri 600 milioni di titoli che serviranno per pagare interessi e per assorbire le perdite inattese. È il tassello più importante della sfida per salvare il Monte lanciata dal tandem Profumo-Viola. Se lo spread calerà ancora, la banca tornerà a generare utili, e se l’ anno prossimo arriverà il nuovo socio privato, il Monte uscirà dal gorgo in cui è stato trascinato. In caso contrario, quei Monti bond diventeranno azioni della banca nelle mani dello Stato.
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