17 Gennaio 2013

TiMedia allarma Telecom la vendita è in alto mare ricapitalizzazione vicina

TiMedia allarma Telecom la vendita è in alto mare ricapitalizzazione vicina

        

SARA BENNEWITZ MILANO – Il consiglio di amministrazione di Telecom Italia sta per esaminare diverse questioni complicate, che richiederanno soluzioni dolorose. Tra queste il gruppo presieduto da Franco Bernabè dovrà pronunciarsi sulla vendita di TiMedia, operazione che rischia invece di non avere un seguito. Le due offerte ricevute, quella del tandem Clessidra- Equinox e quella di Urbano Cairo sono oggettivamente molto basse: rifiutandosi di svendere il gruppo televisivo, Telecom sarebbe costretta ad affrontare la terza ricapitalizzazione in sei anni. E l’ ultima – da 240 milioni – risale soltanto al 2010. Del resto, il capitale sociale di TiMedia è sceso a 212 milioni mentre la perdita 2012 sarebbe lievitata a un centinaio di milioni, rendendo inevitabile la ricosistuzione del capitale così come prevede il codice civile. Telecom potrebbe prendere tempo come ha fatto RcsMediagroup, ma la ricapitalizzazione resta inevitabile anche in considerazione del fatto che anche il 2013 sarà un anno difficile. Secondo fonti finanziarie, per gestire la normale operatività e per procedere velocemente con un nuovo piano di tagli, TiMedia avrebbe bisogno di almeno 100 milioni di liquidità. Promuovere una ricapitalizzazione di questi tempi, significa anche mettere in conto forti turbolenze per un gruppo che in Borsa capitalizza circa 230 milioni. Come successo in passato, Telecom dovrebbe farsi anche garante dell’ inoptato trovandosi nuovamente di fronte al rischio di rafforzare la presa sul gruppo, che è già salita nel tempo al 77,9% del capitale. Un paradosso, dato che Telecom sei mesi fa aveva deciso di vendere le tv giudicandole non strategiche, mentre in futuro potrebbe essere costretta a ricomprarsele quasi del tutto. All’ interno di Telecom le opi- nioni sul da farsi sarebbero divergenti: c’ è chi preferirebbe svendere con il rischio di non recuperare neppure i debiti accumulati da TiMedia, e chi invece preferirebbe declinare le attuali offerte, ristrutturare il gruppo per trovare un nuovo compratore in tempi migliori. Di fronte all’ erosione dei ricavi delle attività domestiche, per Telecom investire anche poche risorse su un attività non strategica sarà però una scelta ancor più difficile, anche in vista del nuovo piano di tagli che la società annuncerà il prossimo 7 febbraio. In quest’ ottica ieri gli analisti avevano festeggiato l’ incremento del canone a livello domestico (da 16,64 a 17,40 euro al mese) e le nuove tariffe di 5 centesimi al minuto per le chiamate fisso-mobile (dimezzate da 9,9 cent) e fisso-fisso (triplicate da 1,9 cent) che a detta degli espressi avrebbero arginato il calo dei ricavi. Ma il Codacons ha annunciato un ricorso al Tar contro l’ incremento che dovrebbe partire ad aprile.«L’ aumento è del tutto ingiustificato poiché a tale incremento non corrisponde un miglioramento qualitativo o quantitativo del servizio». In un momento di «grave crisi economica », per il Codacons, gli «incrementi tariffari aggravano la situazione delle famiglie, e favoriscono la posizione dominante di Telecom rispetto ad altre società, a danno della concorrenza e, quindi, dei consumatori». © RIPRODUZIONE RISERVATA 77,9% LA QUOTA Il gruppo televisivo è saldamente controllato da Telecom Italia 240 mln L’ AUMENTO Nel 2010 TiMedia fu costretta a un aumento di capitale da 240 milioni.
       

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