15 Gennaio 2013

L’ auto in crisi fa crollare la produzione

L’ auto in crisi fa crollare la produzione

        

DA MILANO DIEGO MOTTA Ancora profondo rosso per l’ industria italiana. Non pesa soltanto il quindicesimo ribasso consecutivo (su base annua) per la produzione delle imprese, ma le dimensioni stesse del crollo, assai più alte rispetto alle attese degli analisti. A novembre il calo è stato infatti del 7,6%, contro le previsioni di un -5,2%: il segno meno rispetto ad ottobre è arrivato al -1%. L’ economia reale resta dunque il problema italiano per eccellenza e non c’ è nessuna ripresa di Borsa che tenga: il declino della nostra manifattura nell’ anno appena trascorso è impressionan- te e d’ altra parte le fabbriche costrette a chiudere e i nuovi disoccupati senza prospettive di lavoro sono uno degli snodi-chiave anche per il mondo politico alle prese con la campagna elettorale. Ci sono «segnali di grande tensione produttiva e sociale, che il nuovo governo dovrà affrontare con grande determinazione» ha sottolineato il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, mentre secondo il Codacons «le famiglie sono talmente in crisi che non solo non si possono più permettere di comperare auto, ma sono persino costrette a vendere la loro». I numeri certificano il momento drammatico delle quattro ruote: la produzione di autoveicoli ha segnato a novembre un meno 13,9% tendenziale, secondo l’ indice grezzo calcolato da Istat, e meno 19,1% in 11 mesi. Se si guarda dentro la recessione, si scopre che nessun settore ne è ormai esente: l’ indice destagionalizzato di produzione ha registrato infatti una variazione congiunturale negativa per i comparti dell’ energia (-2,1%) dei beni strumentali (-1,3%) e dei beni intermedi (-1,2%). Si salva solo la voce relativa ai beni di consumo, anche se con un risicatissimo +0,1%. Per il Centro studi di Confindustria, in realtà, l’ inversione di tendenza potrebbe arrivare a dicembre: l’ attesa è per un +0,4% su novembre, anche se è inutile farsi illusioni. «Nelle valutazioni degli imprenditori manifatturieri, le prospettive di domanda sono ancora deboli» ha spiegato una nota di viale dell’ Astronomia. La ragione è presto detta: i giudizi sugli ordini sono di poco migliorati, restando su livelli molto bassi e verosimilmente sarà «la necessità di ricostituire le scorte» a «contenere ulteriori cali di attività ». Quanto al primo trimestre del 2013, la stima degli industriali è quella di «un trascinamento nullo» rispetto alla fine del 2012. L’ Italia peraltro resta l’ anello debole di un’ Europa ancora in difficoltà, visto che i dati sulla produzione industriale della zona euro, diffusi da Eurostat, parlano di un -0,3% sul mese dopo il -1% di ottobre. A preoccupare è soprattutto «la durata e l’ ampiezza della crisi», ha fatto notare il presidente di Anie, Claudio Andrea Gemme, che rappresenta l’ industria delle tecnologie. Per vincere la sfida della sopravvivenza prima, e della crescita poi, il mondo delle imprese «deve tornare ad essere al centro dell’ agenda politica di ogni schieramento, soprattutto in questa delicata fase di elaborazione dei programmi elettorali». © RIPRODUZIONE RISERVATA Tonfo del 7,6% su base annua: si tratta del quindicesimo ribasso consecutivo Confindustria: dicembre sarà positivo.
        

 

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