12 Gennaio 2013

La crisi e l’ Imu fanno cadere il mattone

La crisi e l’ Imu fanno cadere il mattone

La crisi economica, la difficoltà di ottenere mutui e il peso dell’ Imu e di altre tasse stanno assestando una mazzata dopo l’ altra al mercato della casa; le famiglie hanno meno soldi per farsi un tetto e gli investitori non vedono più nel mattone quel bene-rifugio che era sempre stato. Questo si riflette nell’ andamento del mercato: dice l’ Istat che nel terzo trimestre 2012 l’ indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie è sceso dell’ 1,1% in termini congiunturali (cioè rispetto al trimestre precedente) e del 3,2% su base annua (cioè rispetto al terzo trimestre del 2011). Fatto ancora più significativo: si tratta del terzo calo tendenziale consecutivo, e per di più in accelerazione rispetto agli altri. Infatti l’ indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie ha segnato una diminuzione annua dello 0,2% nel primo trimestre e del 2,1% nel secondo. Però a guardare meglio che cosa nascondono i numeri si scopre un mercato molto più diversificato di quanto sembri a prima vista, anzi spaccato in due. Quel -3,2% del terzo trimestre è un dato di sintesi. Scomponendolo, si scopre che i prezzi delle abitazioni nuove diminuiscono di poco, soltanto lo 0,2% sul trimestre precedente mentre aumentano in maniera significativa, addirittura l’ 1,9%, su base annua. Invece i prezzi delle abitazioni già esistenti, insomma quelle che compongono il mercato dell’ usato, diminuiscono dell’ 1,6% su base congiunturale e del 5,4% su base annua. In media, nei primi tre trimestri del 2012 i prezzi delle abitazioni diminuiscono dell’ 1,8% rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente, sintesi di un aumento del 2,7% dei prezzi delle nuove e di una diminuzione del 3,7% dei prezzi di quelle esistenti. Commenta l’ associazione di consumatori Codacons: «Le famiglie sull’ orlo del fallimento e tassate dall’ Imu vogliono vendere le loro case, ma per le stesse ragioni non trovano chi le vuole comperare. Inevitabile, quindi, che siano costrette a svenderle o a tenerle loro malgrado in attesa di tempi migliori»; quanto a «quei pochi che vogliono comperare casa non riescono a farlo per via delle condizioni troppo restrittive stabilite dalle banche, che hanno alzato gli spread, la quota di contanti nella concessione del mutuo erogato (generalmente al 60%) e il rapporto fra la rata e il reddito familiare». Adusbef e Federconsumatori dicono che «i prezzi delle case sono troppo alti e i mutui impossibili da ottenere o da sostenere». Secondo l’ Osservatorio nazionale Federconsumatori, per l’ acquisto di un appartamento-tipo (90 metri quadri in una zona semicentrale di una grande città) si è saliti da 15 anni di stipendio necessari nel 2001 a 18,4 anni nel 2012. Però le due associazioni segnalano che «i prezzi in discesa segnano finalmente un’ inversione di tendenza, anche se ancora non sufficiente», visto che «il calo del 2012 è stato minimo, per non dire irrisorio, nei centri metropolitani».
        

luigi grassia
       

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