L’ assessore avverte: «Punto di non ritorno ora scelte coraggiose»
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fonte:
- Gazzetta di Mantova
di Igor Cipollina La verità è che, se pure domani tutti i mantovani lasciassero l’ auto in garage e le aziende sbuffassero fiori dalle ciminiere, respireremmo meglio ma l’ aria resterebbe comunque inquinata. Smog. «Il problema è dell’ intera Pianura Padana. Peggio, il problema è a livello planetario» lamenta Mariella Maffini, confessando di sentirsi come Don Chisciotte contro i mulini a vento. Lei, piccolo assessore di provincia, alle prese con un nemico impossibile, fuori scala. Eppure, proprio come l’ hidalgo di Cervantes, l’ assessore Maffini non rinuncia a combattere e a dire cose sgradevoli, spigolose. Perché a parole siamo tutti contro l’ inquinamento, purché poi non vengano a mettere il naso nel nostro fazzoletto di mondo. Ecco la sua versione. Assessore Maffini, i dati sulle micropolveri del 2012 ci dicono che la situazione è migliorata rispetto al 2011 ma resta grave. Considerano gli 89 giorni di supero, abbiamo respirato aria avvelenata un giorno su quattro. Lei che dice? «Dico che il problema riguarda un’ area vasta e che noi viviamo in una zona infelice, disgraziata. Sia per il contesto sia per le attività industriali, l’ agricoltura, il traffico pesante e quello “civile” delle macchine. E comunque l’ 8 gennaio saremo a Milano per discutere del nuovo Piano regionale degli interventi per la qualità dell’ aria. Chissà se riusciremo a portare a casa una programmazione davvero incisiva». Non sembra molto convinta. «Il problema è di difficilissima soluzione. Il piano regionale contiene una serie di misure che però sono ampiamente insufficienti per risanare l’ aria delle nostre città. Ci vorrebbe un miracolo, per troppi anni abbiamo inquinato e ora siamo quasi al punto di non ritorno. Bisognerebbe mettere attorno allo stesso tavolo tutti i portatori d’ interessi chiedendo a ciascuno di rinunciare a qualcosa e di ammodernare. Siamo tutti d’ accordo sull’ esigenza di inquinare di meno, ma quando inizi a dire non usare l’ automobile, abbassa il riscaldamento e tu azienda utilizza i filtri, allora cominciano anche i dolori». L’ anno scorso il sindaco Sodano ordinò di abbassare la temperatura di un grado in casa, azienda, ufficio. Può servire? «Non prendiamoci in giro, chi è che poi va a controllare se lo fanno veramente? Abbassare la temperatura di un grado è alla stregua del blocco del traffico. Insisto, occorre mettere tutti attorno a un tavolo. Prendiamo le imprese, è vero che sono monitorate e, magari, le emissioni sono anche nella norma, ma se le sommiamo al traffico e al riscaldamento, facciamo come l’ alchimista che confeziona una bomba». Sta dicendo che le domeniche a piedi non servono a nulla? «Dico che sono servite a far crescere una coscienza». Le proporrete ancora? «Qualcosa faremo, proprio per tenere viva la sensibilità dei cittadini. Sentiremo anche in Regione che indirizzi ci danno. Io resto convinta che insieme sia meglio. In ogni caso chiederò all’ assessore alla viabilità di mettere in piedi qualcosa per evitare il traffico pesante a ridosso della città». Condivide le preoccupazioni delle Mantua Mothers? «Credo che abbiano tantissime ragioni, anche se Mantova è piena di mamme che accompagnano i figli con il suv. Ad ogni modo, cercherò di fare mio ciò che hanno chiesto, di organizzare ancora dei percorsi protetti per i bambini che vanno a scuola a piedi o in bicicletta e di creare attorno agli istituti delle isole dove interdire il traffico. Anche se sappiamo tutti che l’ aria non è a comparti stagni». Il Codacons sta raccogliendo adesioni per un’ azione collettiva contro Regione, Provincia e Comune. La richiesta è di 2mila euro a testa, a titolo di risarcimento per essere costretti a vivere sotto la campana di smog. Paura? «Non è la prima e non sarà l’ ultima denuncia, ma ripeto: il tema è talmente ampio e ingarbugliato che anche a livello internazionale il vertice di Doha per estendere il protocollo di Kyoto fino al 2020 si è risolto in un mezzo fallimento». Lei come si muove? «Io vengo ogni mattina in treno da Parma, ed è una vera e propria scelta di vita. Faticosissima. La verità è che nessuno vuole usare i mezzi pubblici, nemmeno in una città così raccolta come Mantova. Nessuno è disposto a rinunciare alla macchina. Dobbiamo crescere nella tutela della cultura dell’ ambiente, ma davvero e non solo a parole. A complicare le cose c’ è un altro fatto». Quale? «Mentre il rifiuto lo vedi e l’ acqua inquinata pure, perché magari ha la schiuma e puzza, la pericolosità delle polveri sottili, piuttosto che di altri micro e macroinquinanti, non è percepita dalla persona comune». Tirando le somme? «La politica deve essere più coraggiosa, deve smetterla di considerare i cittadini soltanto come degli elettori da assecondare. Una cosa che potremmo fare da subito è insistere sulla comunicazione, se ci rendessimo conto che il male ce lo stiamo facendo da soli, allora cominceremmo a interrogarci se il gioco vale la candela. Se pagare una comodità in termini di salute abbia senso o meno».
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