4 Gennaio 2013

Venghino signori La griffe svende

Venghino signori La griffe svende

Lorenzo Pironi Segue da pagina 1 negozi più vuoti di prima. Lo scorso anno, per spiegare il sogno di una spesa folle a mezzanotte, avevamo scomodato Pier Paolo Pasolini e la «rivoluzione della seconda industrializzazione, cioè del consumismo», arrivando a collegare il consumismo con la politica di liberalizzazioni, talvolta benefiche talvolta selvagge, in un contesto di regole in rapida evoluzione. Quest’ anno, dal punto di vista dell’ offerta, le liberalizzazioni hanno fatto un altro passetto in avanti, coinvolgendo tutti, ma proprio tutti nella corsa folle ad inseguire il consumatore. Il problema vero però è che di consumatori non si vede nemmeno l’ ombra. Siamo fuori dall’ ottica del consumismo e delle liberalizzazioni dei mercati. Abbiamo fatto un decisivo passo in avanti verso la crisi dei consumi e dei mercati, crisi che ha raggiunto il suo momento nero. Basti dire che il fenomeno più rilevante di quest’ anno, denunciato da molti comuni che hanno cercato di fermarlo, è stato l’ illegale anticipo dei saldi, in qualche modo camuffati, già nel corso del culmine delle vendite natalizie. Sono due i fattori che fanno sperare in una effettiva futura inversione di tendenza. Il primo è che tutti gli economisti prevedono per la fine dell’ anno una inversione della parabola discendente della crescita, con la recessione che dovrebbe terminare. Il secondo fattore è che il nuovo governo che uscirà dalle elezioni di febbraio, qualunque esso sia, dovrà avere il rilancio dell’ economia e le politiche di sviluppo come punto cardine del suo programma. Ma entrambi questi fattori non sono sufficienti a far scomparire dall’ orizzonte di questo e dei prossimi mesi il fantasma del punto più nero della crisi economica. Quasi scontato che tale crisi abbia un riverbero immediato sui consumi. Già il Codacons, associazione di consumatori (o forse dovremmo dire di ex consumatori) ci ha avvisato che le spese di Natale hanno raggiunto nei giorni scorsi il punto più basso dell’ ultimo decennio. Nulla lascia pensare che le cose per i saldi che si vanno aprendo possano avere un andamento diverso. Se l’ anno scorso la svendita notturna era paragonabile al sole di mezzanotte a Capo Nord, il punto di massima luce in una corsa sfrenata verso i consumi e una politica di liberalizzazioni conseguente, quest’ anno il saldo che coinvolge tutti fino al cuore della notte rappresenta il punto più buio della crisi. La luce in fondo al tunnel della quale in molti parlano da mesi non è certo quella multicolore delle nottate all’ Oriocenter: in quei multicolori led natalizi si nasconde piuttosto la tenebra della crisi, crisi della quale sentiamo in maniera sempre più grave il peso sulle spalle, a iniziare dalle spalle di chi, famiglie e classi deboli, ha le ossa più fragili. Insomma, se lo scorso anno si poteva filosofeggiare su una scelta discutibile, quest’ anno siamo alla massima latina: primum vivere, deinde philosophari. I saldi di quest’ anno hanno più a che vedere con la sopravvivenza stessa dei consumatori e dei venditori e ci richiamano al fatto che la crisi che stiamo vivendo è di sistema e non appena congiunturale. I saldi griffati riguardano non il top della categoria, ma il punto più basso.

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