Saldi senza soldi e con polemiche
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fonte:
- Giornale di Brescia
¦ I saldi sembrano partiti in sordina. Nelle tre regioni in cui sono cominciati ieri – Campania, Basilicata e Sicilia – non si sono infatti viste folle nelle vie dello shopping né code fuori dai negozi di solito esclusivi. Anzi. Andrà forse meglio dopodomani, sabato 5 gennaio, quando le svendite di fine stagione partiranno nelle altre regioni – con l’ eccezione della provincia di Trento -, Lombardia compresa. Quel che è certo è che tutti – commercianti e consumatori – dovranno fare i conti con una minore disponibilità di risorse economiche: secondo Confcommercio, ogni famiglia spenderà in media 359 euro per l’ acquisto di capi d’ abbigliamento e accessori, mentre per il Codacons il budget sarà pari a 224 euro e per Federconsumatori e Adusbef (Associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi) addirittura a 219 euro, col risultato di una riduzione del 18,8% della spesa. Ma si parla appunto di medie: ci sono anche famiglie che, più per necessità che per scelta, non approfitteranno dei saldi; ancora secondo Confcommercio si tratta di quasi dieci milioni di nuclei sugli oltre 25 milioni di famiglie italiane. Colpa anche del fatto che, ad avviso di Federconsumatori e Adusbef, dopo Natale e Capodanno si è esaurito, laddove esisteva, il budget familiare destinato agli extra per le feste. «Le famiglie italiane non hanno più soldi», dichiara anche, senza mezzi termini, il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, calcolando che rispetto a quattro anni fa il budget per i saldi è diminuito del 50,2% per nucleo familiare. Lo stesso Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori mette in guardia dai «prezzi gonfiati», sostenendo che, «stando alle verifiche che abbiamo svolto l’ anno scorso a campione, in occasione delle svendite di fine stagione un commerciante su cinque bara sul prezzo originario, in modo da gonfiare la percentuale di sconto e invogliare maggiormente all’ acquisto». Che fare, allora? Il consiglio del Codacons è di tener d’ occhio i prezzi prima dell’ inizio dei saldi. Qualche polemica anche sul fronte legislativo: l’ Adiconsum (l’ Associazione difesa consumatori e ambiente promossa dalla Cisl) ritiene che, «dopo 23 anni, è tempo di riformare la normativa che regola i saldi, resa un colabrodo da leggi regionali, saldi mascherati, promozioni inventate, liquidazioni per cambi gestione». E spiega: «da settimane i clienti più affezionati ricevono telefonate, sms e mail per sconti non dichiarati sulle vetrine. La merce di qualità ed esteticamente migliore ha così da tempo lasciato gli scaffali dove, quando arriverà il 5 gennaio, i consumatori meno fortunati troveranno gli scarti». Da qui la richiesta di «un tavolo al Ministero dello sviluppo economico, con le associazioni dei commercianti e dei consumatori». Un po’ di ottimismo, però, è d’ obbligo secondo la Fismo (Federazione italiana settore moda) che aderisce a Confesercenti: «I dati di dicembre sono stati meno drammatici del previsto, con un calo degli acquisti del 10% a fronte di attese peggiori, e i saldi continuano a rappresentare una buona occasione per consumatori ed esercenti. Siamo preoccupati ma è indispensabile un po’ di ottimismo». f. sa.
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