Categorie e saldi in tempo di crisi «Servono, ma non ci risollevano»
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fonte:
- Corriere del Veneto
VERONA – Dopo un Natale, che da un punto di vista commerciale, è stato molto negativo, si spera nei saldi per recuperare, almeno in parte, il terreno perduto. La sensazione, però, è tutt’ altro che positiva. E il pessimismo va al di là di quel che ci si potrebbe aspettare. Perché al quarto anno di crisi, il calo dei consumi non è una novità, ma quello che è successo nelle ultime settimane è inedito anche per chi lavora nel settore. «C’ è sfiducia – dice Graziella Basevi, presidente regionale di Federmoda -, c’ è quasi un sentimento di tristezza. Di più: la gente è palesemente depressa». Facce tristi, poca voglia di comprare, un’ attenzione ossessiva al prezzo che prevale su tutto, anche sull’ atmosfera natalizia. «La clientela è spaventata – spiega la commerciante – e anche chi ha meno problemi, è vittima di una sfiducia psicologica. Sembra sia diventato superfluo anche donare, perché nell’ ambito dell’ abbigliamento il Natale 2012 ha registrato un calo delle vendite di circa il 25% rispetto al già disastroso Natale 2011. Se tanta parsimonia fosse generata da sentimenti religiosi, mi toglierei il cappello, ma temo non sia così». A pesare sui consumi è in primo luogo il protrarsi delle difficoltà economiche (il fatto che la gente abbia meno soldi in tasca), poi l’ aumento delle tasse, con l’ Imu che si è mangiata quasi tutte le tredicesime, ma anche la vicinanza dei saldi, che partiranno dopodomani. «Non voglio dire che i saldi non servano, ma fatti così – nota Basevi – fanno più male che bene. È difficile pensare di fare un buon dicembre a prezzi pieni, se già il 5 di gennaio si trovano gli sconti». Il Codacons ha stimato che solo il 40% degli italiani (contro il 55% del 2011) quest’ anno utilizzerà i saldi invernali per rinnovare il guardaroba, e la spesa media crollerà da 450 a 250 euro. Silvano Meneguzzo, presidente di Confesercenti, è amareggiato. «Un tempo – dice – quel che faceva la differenza, ciò che determinava il successo di un prodotto, era il rapporto qualità/prezzo. Oggi conta solo il prezzo. Se un articolo costa più di 50 o 70 euro non c’ è modo di venderlo, nemmeno se di lana merino. La clientela si spaventa e dice che è troppo caro. Alla fine acquista prodotti low cost, anche a costo d’ indossare plastica o maglioni di caucciù». Veniamo da anni di consumismo esasperato e l’ impressione negativa che si ha oggi, è dovuta anche all’ eccesso di ottimismo che c’ era fino a ieri, ma la conseguenza pratica è che tutta la filiera è in crisi. «I magazzini all’ ingrosso hanno accumulato quantità impressionanti d’ invenduto. Ho visto gente disperata – fa sapere Meneguzzo – e alla fine chi ci rimetterà sono i laboratori, perché la crisi dei consumi si scarica necessariamente sulla produzione. L’ unico settore in controtendenza è la tecnologia. Oggi lo smartphone e il tablet sono gli unici veri status symbol e, pur di averli, c’ è chi arriva a indebitarsi». Lo conferma Davide Cecchinato, presidente Adiconsum Verona. «Ai nostri sportelli – dice – arrivano spesso persone sovraindebitate, e molti hanno effettuato acquisti avventati proprio in ambito tecnologico». Si tratta di casi particolari, ma non rari: «Possiamo dire che i consumatori in crisi si dividono in diverse categorie. C’ è chi è rimasto senza lavoro e non acquista né vestiti né niente perché deve pensare all’ indispensabile. C’ è chi è in difficoltà e quindi rimanda gli acquisti voluttuari a tempi migliori. Infine c’ è chi non ha molti soldi, ma pur di avere lo smartphone risparmia e talvolta s’ indebita». Anche secondo Cecchinato, i saldi che stanno per partire saranno sottotono. «Il 2013 – spiega – sarà l’ anno della ripresa per le banche e per le imprese, ma non ancora per le famiglie. Per tornare a vedere un quadro migliore credo debba passare ancora un anno». Economia a parte, da un punto di vista strettamente «modaiolo», è in voga il classico: «La gente ha pochi soldi e quindi non vuole provare capi stravaganti. Si va su articoli sicuri – dice Basevi – che s’ indossano senza problemi e durano nel tempo». Davide Pyriochos RIPRODUZIONE RISERVATA.
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