Saldi, negozi aperti anche per l’ Epifania
-
fonte:
- Messaggero Veneto
Via ai saldi il 5 gennaio e negozi aperti anche la domenica dell’ Epifania, per cercare il colpo di coda contro gli affari al ribasso a causa della crisi. A Pordenone, di fatto, il disco verde sulle tradizionale svendite di fine stagione è stato però anticipato dai saldi di fatto, già partiti. Caccia al cliente . “Tanti esercenti, ormai, usano il canale dell’ invito informatico in anticipo ai propri clienti per accontentarli nella scelta del capo – ha spiegato la strategia di marketing che si va affermando da qualche anno Maurizio Fioretti, numero uno di Federmoda-Ascom -. Che si consegna a saldi avviati, naturalmente”. Una forma di cortesia, per fidelizzare i clienti che, nel bimestre novembre – dicembre, sembrano aver tenuto a freno la voglia di shopping. “Oggi le liberalizzazioni hanno reso inutili i saldi – ha proseguito Fioretti, alludendo alle promozioni che i negozi fanno tutto l’ anno o quasi -. Non c’ è più una reale differenza tra le offerte e lo sconto è lo stesso. I saldi erano nati per eliminare gli articoli di fine stagione dei negozi, ma ai nostri giorni non hanno più quella funzione”. La proposta alternativa? “Sarebbe meglio un’ iniziativa, a metà febbraio, di svuota-negozi. Intanto, si partirà questo sabato, 5 gennaio, con il bis la domenica dell’ Epifania: vetrine aperte per offrire ribassi medi dal 30 al 40 per cento”. Le previsioni . La Confcommercio stima una spesa, per ogni famiglia, di 359 euro complessivi per capi d’ abbigliamento e accessori. Il valore complessivo rappresenta il 18% del fatturato annuo del settore, calzature comprese: una bella fetta di guadagno, in ballo, in provincia, con l’ ottimismo che in questi giorni non sembra, però, contagiare molti esercenti. Secondo l’ associazione, l’ acquisto medio a persona nei saldi invernali sarà di 150 euro. “Valutiamo a Pordenone – ha dichiarato prudente Fioretti – circa 200 euro a famiglia”. Il Codacons, circa le svendite, non è andato per il sottile: “I saldi sommersi ci sono già da prima di Natale – hanno dichiarato i difensori dei consumatori -, a dimostrazione della grave crisi che sta vivendo il commercio, i cui effetti si faranno sentire anche durante il periodo di sconti, con una riduzione delle vendite che si aggirerà a nostro avviso attorno al 15% e un con un budget che per i saldi invernali non supererà i 224 euro a famiglia”. Opinioni alla verifica in questo fine settimana. Il caroprezzi . Abbigliamento, calzature e accessori, dopo il passaggio dalla lira all’ euro, che negli anni ha raddoppiato i prezzi, per molti sono diventati oggetti del desiderio. “Quello che resta delle tredicesime spolpate da bollette e mutui – ha previsto Fioretti – sarà investito nei saldi invernali. Ma per acquistare beni necessari”. Nel ponte dell’ Immacolata, le vetrine mostravano cartellini con prezzi da far paura: per prendere un bel paio di stivali l’ ipotesi era di rinunciare a un quinto dello stipendio, se andava bene. “La gente non ha soldi – ha tagliato corto la sindacalista della Filcams Cgil Daniela Duz -. Il 2013 andrà sempre peggio: meno lavoro e salari da inventare”. Risultato? Abbigliamento, calzature e accessori in picchiata nei regali di Natale. “I doni sotto l’ albero nel 2012 a Pordenone e nella cintura periferica – ha valutato Fioretti – sono stati perlopiù regalini. Tanta gente ha paura a spendere: è il clima che ha creato il governo tecnico. E’ riuscito a bloccare il commercio”. Pochi soldi . Secondo il Codacons “le famiglie italiane non hanno più soldi. Il 40% dei nuclei familiari potrà effettuare qualche acquisto durante gli sconti invernali perché rispetto a quattro anni fa il budget per i saldi è diminuito della metà”. Secondo Federconsumatori, le famiglie che si dichiarano propense ad acquistare articoli a saldo senza problemi economici di sorta non superano il 36 per cento. La sfida, da sabato, metterà nuovamente di fronte i commercianti del centro storico a quelli che operano all’ interno dei centri commerciali della periferia. Il terzo polo è rappresentanto dagli outlet fuori provincia. Dove la politica dei prezzi ribassati tutto l’ anno raddoppia. Noventa di Piave e Palmanova, in tal senso, sono rivali molto temibili per gli esercenti di casa nostra. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
chiara benotti
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Saldi
