Commercianti e vescovo: no alle aperture selvagge
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fonte:
- Gazzetta di Mantova
Mentre si rincorrono le polemiche sull’ opportunità di tenere i negozi sempre aperti, Natale compreso, è già partito il conto alla rovescia per i saldi invernali. Appannati dalle promozioni tutto l’ anno, ma sempre attesi. Peccato che le famiglie arriveranno all’ appuntamento del 5 gennaio con le tasche vuote, frastornati da tasse, Imu, aumenti in bolletta. Secondo i calcoli del Codacons, quest’ anno il budget sarà di 224 euro per famiglia. Contro i 450 euro di quattro anni fa. “Domenica sempre aperto? Ma anche no!”. Perché non ha senso, è l’ inutile resa a un consumismo ormai spento, senza più consumi. La gente ha le tasche vuote e la testa affollata di brutti pensieri. Anche no, perché i piccoli negozi già arrancano e i centri commerciali non se la passano tanto meglio. Si guarda ma non si compra. E se pure l’ economia tornasse a girare, anche al minimo, lavorare tutte le domeniche sarebbe comunque discutibile. Vero che le maglie della società si stanno sempre più allargando, ma il rischio è che alla lunga non resti più nulla a tenerci assieme. Ognuno per la sua strada, a occhi bassi. “Domenica sempre aperto? Ma anche no!” è lo slogan della campagna lanciata a livello nazionale da Confesercenti con il sostegno della Conferenza episcopale italiana. Alleanza singolare ma neanche troppo, visto che la famiglia, intesa come luogo degli affetti, risponde a un credo universale, laico. Comunque la si pensi. E poi c’ è l’ allarme occupazionale: se le cose restano così, tra tasse e deregulation spinta, da qui a cinque anni scompariranno altri 80mila negozi (oggi se ne contano 770mila) e 200mila posti di lavoro (su un totale di 1 milione e 900mila). Con tutte le conseguenze del caso. La campagna è nazionale, la mobilitazione locale. Anche a Mantova, dove il presidente di Confesercenti Massimo Rossato annuncia l’ avvio della raccolta firme per abrogare l’ articolo 3 della legge 248 del 2006, così come slabbrato dall’ articolo 31 del decreto Salva Italia, che ha liberalizzato ogni cosa. Orari e giorni di apertura. Accentrando a Roma una competenza prima attribuita a Regioni e Comuni. Della serie, fate un po’ come vi pare, tenete aperto anche a Natale se vi gira. Rossato ci va giù duro. Contro le aperture del 25 dicembre e contro le forzature del 26 (il riferimento è alla Città della Moda). Non sono la soluzione alla crisi e ci macchiano rispetto al resto dell’ Europa. «In un momento così difficile per la nostra economia, per le famiglie e i lavoratori, così triste per i pensionati e i tanti, troppi giovani che non hanno un posto di lavoro, così complicato per gli imprenditori che non riescono più a far fronte ai costi da sostenere, schiacciati tra il crollo dei consumi, l’ aumento della pressione fiscale e la stretta creditizia delle banche, grazie al decreto Salva Italia è stato un Natale decisamente diverso dagli altri – attacca il presidente di Confcommercio Mantova – Un Natale nel segno del cambiamento, sì, da passare da soli: perché anche il coniuge, magari operatore del commercio, è costretto a lavorare». Il lancio mantovano della campagna “Libera la domenica” è in agenda per l’ 11 gennaio, con il sostegno della Curia e, sperano i commercianti, anche l’ impegno degli amministratori locali. Altrove è già così, «perché la battaglia è di tutti». Igor Cipollina.
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