Aperture flop a Natale e Santo Stefano Il 90 per cento dei negozi resta chiuso
-
fonte:
- la Repubblica
NON hanno voluto rinunciare a un Natale di festa, i commercianti romani. E nonostante il decreto “Salva Italia”, confermato da una sentenza della corte Costituzionale, desse loro la possibilità di rimanere aperti, il 25 dicembre hanno preferito comunque lasciare giù le saracinesche. «Il 90 per cento dei nostri associati ha scelto di restare chiuso a Natale», spiega Giovanna Marchese, responsabile romana di Cna Commercio. «Noi, del resto, avevamo caldeggiato questa soluzione, soprattutto per rispetto dei commessi e dei dipendenti che nei piccoli negozi di prossimità, fra l’ altro, non sono obbligati a coprire turni straordinari di questo tipo», aggiunge Marchese. Della stessa opinione Roberto Polidori di Confcommercio: «In accordo con i sindacati, ci eravamo espressi per la chiusura nel giorno di Natale e quasi tutti i nostri associati hanno seguito l’ indicazione. La confermeremo anche per il primo gennaio, mentre per il 6 gennaio siamo favorevoli all’ apertura perché sarà il primo weekend di saldi». Contraria a trasformare il Natale in un giorno lavorativo anche Confesercenti. Le principali associazioni del settore, del resto, avevano cercato un accordo in questo senso con l’ assessore capitolino al Commercio Davide Bordoni. Accordo poi bloccato dall’ opposizione di Federdistribuzione. Nonostante ciò, a restare chiusi, sia a Natale che a Santo Stefano, sono stati anche molti centri commerciali, da Porta di Roma a Roma Est. Passato il Natale, arrivano intanto i primi bilanci sugli affari sotto l’ albero, che confermano le previsioni nere del settore. Se la Cna parla di una flessione fra il 10 e il 15 per cento rispetto al 2011, Confcommercio ha rilevato addirittura un 20 per cento di entrate in meno dello scorso anno. «Abbiamo fatto dei focus group in tutti i municipi – spiega Polidori – e ne è emerso che, mentre il numero degli scontrini emessi è rimasto invariato, l’ importo è sceso in media del 15-20 per cento. La gente, insomma, ha fatto regali meno costosi». Un dato confermato dal Codacons: «Analizzando le spese per il Natale 2012, le principali riduzioni dei consumi si sono registrate nel settore regali, con cali drastici fino al 20 per cento per abbigliamento, calzature e arredamento. Sono andati malissimo anche i comparti viaggi, ristorazione e cultura (-15 per cento). A salvarsi, solo giocattoli, informatica e hi-tech, mentre si è speso addirittura più dello scorso anno (il 5 per cento in media) per gli alimentari ». Lo conferma anche la Cna Commercio: «Il settore alimentari ha recuperato negli ultimi giorni prima di Natale, probabilmente perché molta gente ha rinunciato a pranzare al ristorante preferendo rimanere a casa». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
sara grattoggi
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
