Cenone per le feste più caro del 5% Ma non si rinuncia
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fonte:
- l`Adige
STEFANO PIFFER Si avvicinano le feste di Natale e il Codacons scatta una fotografia emblematica del costume italico e regionale: si risparmia su tutto, dai viaggi ai regali, ma non sul cibo. I dati dell’ associazione dei consumatori raccontano di una spesa del 6,5% superiore allo scorso anno per il cenone della vigilia di Natale o per il pranzo del 25 dicembre. Nel concreto, in Trentino per una cena in famiglia di otto persone si arriva a spendere una media di 258 euro, dieci euro in più rispetto al resto d’ Italia. Una media nazionale che è in netto aumento anche rispetto al 2010 (dove sono stati spesi 236 euro sempre per una cena con otto persone, il 5% in più dell’ anno precedente). Insomma, si tira la cinghia su tutto quanto, ma non quando bisogna soddisfare la pancia e, nonostante gli anni della crisi, a ogni festività si investe qualcosa in più. E il motivo, dicono gli addetti ai lavori, non sarebbe da ricercarsi solo nel fatto che le materie prime da un anno all’ altro costano maggiormente. «Questo accade perché la tavola è rimasto forse l’ ultimo posto in cui si può essere spensierati – commenta Massimiliano Peterlana, della Fiepet Confesercenti -. Lo dico da anni: le persone in un momento come questo di contenimento dei consumi, comunque vogliono uscire e non rinunciano a stare assieme in un’ ottica conviviale e i dati lo confermano. Anche a livello di prenotazioni le cose vanno davvero bene». Già tutto esaurito, dunque? «No, questo no, anche perché l’ abitudine della gente a livello di prenotazioni è cambiata molto. Ma più si avvicina alla ricorrenza e più i posti si riempiono. Speriamo che anche quest’ anno sia così». «Ovviamente – spiega Peterlana – il periodo più costoso è il cenone di San Silvestro. In quella circostanza, si può arrivare a spendere fino a 80 o 100 euro a testa. A Natale invece i prezzi sono più contenuti. I prezzi in questo caso si aggirano sui 40 o 50 euro a testa, a seconda del posto». E che si mangia a Natale? «I trentini sono tradizionalisti, ma anche i turisti che sono in città. Tutti si aspettano di mangiare i prodotti locali e legati alla stagione. Sulla tavola non può mancare la selvaggina, le zuppe, le creme, il tartufo nero o quello bianco per i più fortunati e soprattutto il pandoro o il panettone».
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