11 Dicembre 2012

Carburanti, impianti chiusi da stasera alle 7 di venerdì

Carburanti, impianti chiusi da stasera alle 7 di venerdì

 

Roma. Fumata nera al tavolo benzina. I gestori non trovano l’ accordo con le compagnie e confermano lo sciopero, che scatta quindi come previsto alle 19 di oggi per concludersi alle 7 di venerdì sulla rete ordinaria; sulla rete autostradale, invece, impianti chiusi dalle 22 di oggi alle 22 di giovedì. Il tentativo del sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, di scongiurare l’ agitazione, che potrebbe portare particolari disagi a cittadini e imprese in questi giorni pre-natalizi, non ha quindi avuto successo. «Nemmeno il governo dei tecnici – affermano in una nota congiunta Fegica Cisl, Figisc-Anisa Confcommercio e Faib Confesercenti – trova la forza e gli strumenti adatti per costringere le compagnie petrolifere a rispettare le leggi vigenti e che esso stesso ha introdotto». Come noto, i gestori lamentano una sostanziale inadempienza da parte delle compagnie a rispettare gli impegni sottoscritti il 27 luglio, che avrebbero dovuto portare a trattative sui temi più controversi, dai rinnovi contrattuali all’ utilizzo delle carte di credito, fino agli oneri a carico dei distributori. I gestori parlando quindi di «comportamenti che costituiscono una vera e propria aggressione nei confronti di circa 24.000 piccole imprese di gestione e di oltre 120.000 lavoratori occupati nel settore». Accuse, queste, che le compagnie rispediscono al mittente. L’ Unione petrolifera parla infatti di richieste «del tutto pretestuose e non corrispondenti alle reali condizioni di un mercato in forte contrazione». Anzi, proseguono i petrolieri, le «singole aziende hanno confermato, nel rispetto della normativa di settore, la loro disponibilità al confronto e ad individuare soluzioni per le specifiche situazioni di sofferenza». Di «passi avanti» parla anche il comunicato ufficiale del ministero, che però registra «distanze» per quanto riguarda «le condizioni economiche d’ esercizio degli impianti». I gestori, infatti, avevano posto come condizione per revocare lo sciopero il pagamento da parte delle compagnie di 2 centesimi a gestore come acconto sulla futura contrattazione. Disponibilità che, evidentemente, non c’ è stata e pertanto lo sciopero si farà. I rifornimenti potrebbero essere a rischio, avvertono oltre tutto i gestori, anche nella settimana prima di Natale «a causa del preannunciato rifiuto di molte compagnie petrolifere di rifornire gli impianti, in vista del cosiddetto «no rid day», vale a dire del rifiuto dei gestori di pagare una fornitura di carburante tra i giorni 17 e 22 dicembre prossimi, per protestare contro il rifiuto delle compagnie stesse a rinnovare i contratti collettivi scaduti da anni». Inoltre, tra Natale e Capodanno, per gli automobilisti non sarà possibile pagare il pieno attraverso le carte di credito ed il pago bancomat, «per protesta contro il rifiuto delle banche ad applicare la norma di legge che prevede la gratuità dell’ utilizzo della moneta elettronica, sia per i gestori che per i consumatori, per il pagamento dei rifornimenti fino a 100 euro». Dalle associazioni dei consumatori, naturalmente, arriva la bocciatura della serrata. Il Codacons arriva a chiedere l’ intervento delle fiamme gialle: alla Guardia di finanza viene suggerito di «effettuare fin da stamani controlli ai distributori di carburanti per impedire che si speculi sullo sciopero, innalzando indebitamente i prezzi di benzina e gasolio per approfittare delle inevitabili code che si formeranno nel pomeriggio». Sarebbe, infatti, intollerabile, oltre che illegale – sottolinea il Codacons -, se i benzinai dallo sciopero non solo non ci rimettessero nulla, come accade a qualunque altro lavoratore, ma addirittura ci guadagnassero rialzando artificiosamente i prezzi. Rispetto al tavolo del ministero dello Sviluppo economico resta il rammarico della mancata convocazione di tutte le parti in causa per rivedere gli accordi già siglati e la norme, insoddisfacenti per tutti. Sulla stessa linea Federconsumatori e Adusbef: con la protesta «non solo molti cittadini rischieranno di rimanere a secco, ma vi sarà la corsa al rialzo da parte di alcuni distributori scorretti, sempre pronti a far pagare a peso d’ oro il poco carburante disponibile». Ar. Au. 11/12/2012.

 

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