La beffa dei rimborsi Agli uffici postali non ci sono i moduli
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fonte:
- Il Tempo
Damiana Verucci Nessuno sa niente. Moduli per la richiesta dei rimborsi assenti, nessuna informazione negli uffici postali, tanto meno sul sito di Poste Italiane.
Della possibilità di richiedere il risarcimento per il “famoso” blackout di inizio giugno, che ha paralizzato l’ attività agli sportelli, non c’ è traccia. Eppure l’ accordo
raggiunto con le associazioni dei consumatori, dopo le scuse di Poste, era stato tanto sbandierato e pubblicizzato. Dal primo luglio fino a fine dicembre, si era
detto, gli utenti che avevano subito un danno documentabile da quel blackout potevano recarsi presso gli uffici postali, o scaricare il modulo dal sito di Poste (dove
peraltro nella sezione comunicati stampa si ribadisce l’ accordo con le associazioni dei consumatori), riempirlo e consegnarlo allo sportello. Abbiamo fatto un giro
nei principali uffici postali della capitale e siamo tornati a casa senza aver potuto chiedere alcun rimborso. All’ ufficio di via Accursio chiediamo il modulo, la
risposta è tutta in uno sguardo smarrito. L’ impiegato si scusa e dice che “il modulo è qui (e ce lo mostra) ma un paio di giorni fa ci hanno comunicato da Poste
che non va più bene. Deve lasciarmi nome, cognome e numero di telefono e sarà ricontattata”. In via Baldo degli Ubaldi ancora sguardi smarriti da parte dei
dipendenti. Ci liquidano in pochi minuti dicendo che la direttrice non c’ è e nessuno di loro sa niente. Allora proviamo a cambiare formula di domanda, senza
menzionare la parola modulo. Andiamo alla posta di viale Mazzini, una delle più importanti di Roma. “Devo richiedere il risarcimento per non aver potuto pagare
una bolletta nei giorni di inizio giugno quando c’ è stato il blackout degli uffici postali”. “Non ho capito cosa deve fare”, risponde un impiegato di mezza età.
Riproviamo, arriva un’ impiegata bionda che chiosa “non ci hanno comunicato nulla in proposito, provi a ripassare nei prossimi giorni”. Non ci scoraggiamo e
proviamo in altri due uffici, via Boccea e via Plinio. A via Boccea aspettiamo più di 10 minuti per sentirci dire: “Non sappiamo nulla di questi rimborsi”. In via Plinio
la direttrice ci ripete che “da Poste non è arrivato nulla di scritto, tanto meno alcuna comunicazione al riguardo. Magari provi all’ ufficio centrale di Mazzini”. Fine,
ingloriosa, della caccia al tesoro. Che raccoglie le critiche delle associazioni consumatori. Gianluca D’ Ascenzo, avvocato del Codacons, ha partecipato a tutti i
tavoli con Poste. “Bene lo sforzo di Poste nel voler riconoscere un risarcimento, ma da oggi (ieri n.d.r.) doveva essere possibile chiederlo in tutti gli uffici e invece
constatiamo un buco di comunicazione verso gli utenti che non ha giustificazioni. Sarebbe stato opportuno affiggere presso ogni ufficio postale un volantino per
chiarire agli utenti le modalità di richiesta del risarcimento”.
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