29 Novembre 2012

Non c’ è Natale senza albero ma pochi comprano il presepe

Non c’ è Natale senza albero ma pochi comprano il presepe

Ebbene sì: il Natale, ancora una volta. Spuntano le luminarie, i negozi assumono commesse di rinforzo. Gli artigiani del presepe, però, piangono crisi (vedi il servizio su Corriere.it ). «I negozi di articoli religiosi vanno riducendosi di anno in anno – spiega Franco Barera, responsabile milanese dell’ Associazione Amici del Presepio -. Se avessi un pezzo da sostituire, al momento, non saprei nemmeno a chi rivolgermi, in città». Piante finte: fino a 200 euro E l’ albero? Tra acquisto, addobbi e decorazioni, l’ ornamento principe delle Feste può diventare di per sé una bella spesa. Dalla punta (in media, sui 15 euro al supermercato) ai piedi (terra, vaso e sottovaso: altri 5-10 euro) il costo dei soli addobbi è un’ equazione di terzo grado: un albero da 180 cm porta una cinquantina di palline; le palline costano 3 euro l’ una (di marca, però, anche dieci volte tanto); più i fili dorati, i fiocchi, i cioccolatini. Chi non ha troppe pretese arriva a spendere anche mille euro, compresa la pianta (viva). Inoltre, secondo le verifiche del Codacons, di cui anticipiamo i risultati, per il Natale 2012 i prezzi sono cresciuti dall’ 1,8% (fili argentati) al 3,4% (candele) rispetto al 2011. Ma veniamo alla materia prima. L’ albero, appunto. Per quello di plastica si va da un minimo di 12 euro al discount a un massimo di 165, a parità di dimensioni (vedi tabella). E, a proposito di dimensioni, «più sono piccoli, più vendono – spiega un addetto dell’ Ikea di Carugate -. I modelli da 80 cm li abbiamo già finiti: ora ci restano solo quelli da 180 cm». Più costosi, oltre che ingombranti. Poi, ci sono le tipologie: innevato, in fibre ottiche, con o senza pigne, aghi fini o spessi. «Il prezzo può salire anche del 50% rispetto a quello base», spiegano alla Viridea di Cusago. Se il pino è una cima senza radici E per il «vero», invece, quali prezzi? Certamente, più alti rispetto all’ anno scorso: del 4,7% in media, secondo il Codacons. Si va dai 50 euro per una Abies Picea nei vivai più fuori mano, ai 150 del più centrale di tutti, la serra Riva di via Arena. Ma, costi a parte, «è la tradizione in sé dell’ albero vivo a essere in crisi», spiega il signor Gino, titolare del centro Hobby Garden dei Navigli. «Una volta, da Gessate fino a Trezzo D’ Adda era tutta una coltivazione di abeti. Adesso sono tutte case. E non è che la gente non abbia dove mettere gli alberi: un giardino, un parco, l’ orto di un amico, si trovano sempre». Il problema, semmai, è che «il mercato è rovinato dalle piante vendute sottocosto, fatte crescere in modo innaturale, a temperature alte. Tante, poi, sono punte tagliate di alberi vecchi, durano venti giorni e iniziano a perdere gli aghi». Per aggirare il problema, esiste il noleggio. Il servizio (con consegna a domicilio, in genere a partire dai 30 euro) è offerto da sempre più rivenditori, con sconti anche del 50% sul prezzo base. Ma dove vanno a finire gli alberi restituiti? «Negli ultimi vent’ anni di attività non ci è mai tornato indietro un albero sano – spiegano le sorelle Riva, dello storico vivaio di via Arena – magari il cliente crede di restituirlo integro, e dopo qualche giorno l’ albero inizia a morire. No, non abbiamo mai noleggiato: ma si dovrebbe parlare di “usa e getta” più che di noleggio». Eppure, in città ci sono addirittura imprese di catering specializzate nel servizio: piante fino ai 4 metri, vive, 1.000 euro al mese più Iva. «Non facciamoci illusioni – ribadiscono le Riva – l’ abete a Milano sopravvive alle Feste solo se tenuto in balcone, bagnato con ghiaccio ogni giorno». E difatti, nei supermercati Ikea dove, a partire da questa settimana, sarà possibile affittare abeti a 14,99 euro l’ uno con sconto alla restituzione, non lo negano: «Gli alberi che ci vengono restituiti sono tutti avviati al compostaggio – ammette Riccardo Giordano, Environmental Manager di Ikea Italia -. Parte del ricavato, però, è devoluto al Wwf per la tutela dell’ orso bruno sugli Appennini». Salviamo l’ albero, dunque, o l’ orso bruno? Un buon compromesso resta quello del riciclo. «Certo che abbiamo alberi di Natale, ma solo sintetici – spiega Adriano Scaglia del mercato dell’ usato DiManoInMano, in viale Espinasse – è un prodotto sempre richiesto nei mercatini, i prezzi sono del tutto simbolici». E così contribuiamo, tra l’ altro, a ridurre i rifiuti. Davide Illarietti RIPRODUZIONE RISERVATA.

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