27 Novembre 2012

Banda di finti broker truffò gli investitori due vanno a giudizio

Banda di finti broker truffò gli investitori due vanno a giudizio

 

di Luana de Francisco Non erano promotori finanziari, ma ne esercitavano l’ attività a tutti gli effetti, promettendo interessi trimestrali pari a oltre il 20 per cento e, tanto per essere ancora più convincenti, stipulando assicurazioni sulla vita a favore degli stessi clienti. Salvo poi trattenersi parte o tutto il capitale versato dagli investitori. Per un ammontare complessivo di circa 300 mila euro in poco più di un anno. Quanto basta, secondo la Procura, per ipotizzare il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e, appunto, all’ esercizio abusivo dell’ attività di “broker”. Il procedimento, che vedeva coinvolti quattro friulani, è approdato ieri davanti al gup del tribunale di Udine, Roberto Venditti: in due hanno chiesto e ottenuto di chiuderlo lì, con il patteggiamento della pena, mentre gli altri due sono stati rinviati a giudizio davanti al tribunale collegiale. A optare per il rito alternativo sono stati Carlo Fabro, 53 anni, di Cassacco, e Roberto De Lorenzi, 66, di Udine: il primo, assistito dall’ avvocato Paolo Dal Zilio, ha patteggiato due anni di reclusione, mentre il secondo, difeso dall’ avvocato Federico Plaino, ha concordato con il pm una pena a un anno e due mesi. Il giudice ha concesso a entrambi il beneficio della sospensione condizionale della pena e sostituito il primo con il secondo comma previsto dal Codice penale per l’ associazione (quello meno grave della sola partecipazione). Per Franco D’ Agostino, 78 anni, di San Daniele, e Attilio Vidotti, 62, di Pagnacco, rispettivamente difesi dagli avvocati Luca Beorchia e Lorenzo Fabbro, il processo comincerà il 19 marzo. Una sessantina le persone che l’ accusa ritiene essere state truffate, ma soltanto quattro quelle che, come anche il Codacons, hanno deciso di costituirsi parte civile e che il gup ha ammesso, pur limitando la richiesta alle sole ipotesi di truffa singolarmente subìte. Avviata dal pm Lorenzo Del Giudice, l’ inchiesta era stata poi ereditata dal collega Marco Panzeri, che ha completato le indagini e perfezionato il capo d’ imputazione, individuando in D’ Agostino la mente e il capo della “banda” e negli altri tre i procacciatori dei clienti. Incaricati, cioè, di condurre le trattative e provvedere alla raccolta e gestione delle somme. Così, almeno per un anno, dal dicembre del 2006 all’ inizio del 2008. Stando alla ricostruzione accusatoria, i “broker” riuscivano a conquistare la fiducia dei clienti prospettando interessi particolarmente vantaggiosi (oltre il 20 per cento) – i soldi sarebbero stati adoperati per acquistare all’ estero ingenti stock di merci da rivendere in Italia – e stipulando a proprio nome assicurazioni sulla vita o a copertura del rischio infortuni a esclusivo beneficio dello stesso cliente. Il tutto, guardandosi bene dal precisare di non essere abilitati all’ espletamento di attività d’ investimento e di gestione collettiva del risparmio, non risultando iscritti al relativo albo professionale. E consegnando invece ai clienti documentazione priva di qualsiasi valore legale. Il trucco, stando ai calcoli della Procura, avrebbe fruttato ai quattro cira 300 mila euro.

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