Tallini fa i conti: tanto vinceremmo comunque…
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Numerosissimi commenti e opposte valutazioni sulla decisione del Tar. Per l’ assessore regionale e consigliere comunale Mimmo Tallini «questa sentenza rischia di fare ripiombare la città nell’ immobilismo e nel disordine amministrativo in cui l’ aveva cacciata la sinistra, interrompendo quel percorso virtuoso che in soli sei mesi ha consentito ad Abramo di risanare i conti e rimettere in moto gli investimenti e lo sviluppo». Inoltre «nemmeno questa sentenza, che il Consiglio di Stato certamente ribalterà, scalfisce il grande consenso elettorale di Abramo e del centrodestra». Tallini fa un po’ di conti: «Nelle 82 sezioni considerate regolari dal Tar Abramo conserva una percentuale di circa il 50%, mentre per quanto riguarda il Consiglio con i soli voti “regolari” delle 82 sezioni (oltre 29mila) le liste del centrodestra si attestano al 53%, potendosi perfino permettere il lusso di non prendere nem meno un voto nelle otto sezioni. Si può ben dire da ora che il centrodestra ha totalmente in mano la maggioranza del Consiglio comunale. La crescente popolarità di Abramo, sindaco che ha rimesso a posto i conti del Comune in soli sei mesi, aprendo decine di cantieri, farà il resto». Sulla stessa lunghezza d’ onda il Coordinamento provinciale del Pdl «quella che il centrosinistra tenta di spacciare come una vittoria politica, altro non è che una partita al massacro giocata sul destino dei catanzaresi. Infatti in alcun modo può essere messo in discussione il dato politico che ha sancito la vittoria di Sergio Abramo e del suo schieramento». Per il Pdl «le irregolarità riscontrate nei seggi non hanno colore politico e nessuno può dire chi ne abbia tratto vantaggio, al contrario l’ interruzione dell’ azione amministrativa e i danni che la stessa produrrà sono da ascrivere per intero al centrosinistra». Valutazioni diverse, ovviamente, dagli esponenti del centrosinistra. Per Fernando Miletta, coordinatore provinciale di Sel, «il Tar con la sua sentenza ha ripristinato le regole della democrazia. La città capoluogo non meritava e non merita un Consiglio comunale gravato da ombre e sospetti. Ha bisogno, più che mai, di trasparenza, di correttezza e legittimità. Per queste ragioni esprimiamo soddisfazione per la sentenza odierna. Ci si risparmi, adesso, le presumibili dichiarazioni degli esponenti della maggioranza “abusiva” del Comune che ci accuseranno di aver danneggiato la città. Si tranquillizzino, chiedano scusa ai catanzaresi, per quello che hanno provocato per la bramosia di potere e per il disprezzo dimostrato per le regole della democrazia. Questi personaggi, i loro compari e garanti politici hanno gettato discredito su Catanzaro facendo scempio del diritto fondamentale dei cittadini ad avere rappresentanti degni e un’ amministrazione pienamente legittimata a governare la comunità». Di decisione «non inattesa» parla Pasqualino Mancuso (Pd), che aggiunge: «Stupisce l’ ampiezza e la profondità del provvedimento a dimostrazione che le ragioni dei ricorrenti erano fortemente robuste e pienamente motivate. Una decisione che produce anche effetti politici non soltanto nella Città di Catanzaro e che impone un chiarissimo e netto cambio di passo per il Pd e per il centrosinistra tutto» Da parte sindacale si registra una dichiarazione congiunta di Michele Gravano e Giuseppe Valentino, segretari generali della Cgil regionale e di quella provinciale. «La città, i suoi cittadini- affermano – non meritano di vivere nel dubbio che l’ elezione del proprio Sindaco e del consiglio comunale, si sia svolta in un clima di irregolarità e con il pesante sospetto che l’ esercizio del voto sia stato condizionato da pesanti pressioni da parte della politica nei confronti dei cittadini. Crediamo che in una fase difficile per le Istituzioni e la politica, soprattutto in Calabria, c’ è il bisogno di fare luce su questa vicenda. Assieme alle tante inchieste che gettano un’ ombra pesante sul capoluogo di Regione, la sentenza di oggi continua a parlare di una democrazia condizionata da poteri che minano alla sovranità popolare sancita dalla Costituzione Repubblicana. Ci aspettiamo – concludono – dalla politica un gesto di buon senso e di responsabilità, si fughi ogni dubbio su quanto è avvenuto in Città nei giorni del voto, la parola torni ai cittadini». Francesco Di Lieto (Codacons) che ironizza: «La decisione del Tar finisce per influenzare la borsa dei voti. In caso di rigetto del ricorso si sarebbe, di certo, andati verso un crollo… rischio praticamente inesistente e costi in picchiata… giù fino a 20-25 euro a voto, praticamente una miseria. Ora, con l’ accoglimento del ricorso ed il conseguente ritorno alle urne, la borsa finisce per subire uno scossone formidabile… a rischio elevato, dovranno corrispondere costi elevati. I primi studi prevedono un rialzo fino a sfiorare anche 150 euro a voto. Resta da capire chi pagherà per questa nuova, per quanto parziale, tornata elettorale. Anche se un sospetto ci assale: vuoi vedere che chi ha scelto di infilare nelle proprie liste fior di galantuomini farà in modo di farci pagare il conto?». 4.
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