L’ Istat: da vent’ anni nessun miglioramento
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fonte:
- Il Messaggero
LO STOP ROMA Venti. Come gli anni di crescita zero, o quasi. E come i punti di competitività che il nostro Paese, nel frattempo, ha perso nei confronti degli altri partner europei e, in particolare, della Germania. Il primo dato, non esattamente esaltante, arriva dall’ Istat; la seconda affermazione è del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. L’ uno e l’ altra imputabili alla scarsa produttività che è l’ autentico tallone di Achille della nostra economia. Difficile immaginare una crescita robusta se la produttività, dal 1992 al 2011, è salita soltanto ad un tasso annuo dello 0,5%. Un incremento, spiega il nostro istituto di statistica, che è il risultato finale di un aumento medio dello 0,9% della produttività del lavoro e di una flessione dello 0,7% di quella del capitale. Il dato, riferito allo scorso anno, segna un salto in avanti di appena lo 0,4%. LE CIFRE L’ Istat disegna anche una sorta di mappa della produttività. Essa è diminuita nei servizi di informazione e comunicazione (-2,4%) e ha registrato crescite significative nelle attività ricreative e culturali (+5,1%) e in agricoltura (+2,0%). Dal ’92 gli avanzamenti più consistenti si sono avuti nei settori agricolo (+2,9% annuo), finanza e assicurazioni (+2,6%) e informazione e comunicazione (+2,4%). Le flessioni più marcate sono state rilevate nelle attività professionali (-1,6%), nelle costruzioni (-1,2%) e nell’ istruzione, sanità e servizi sociali (-1,0%). Insomma, è stata proprio l’ agricoltura a trainare – si fa per dire – la pur lenta locomotiva che si chiama produttività e che inevitabilmente va a condizionare, nel bene e nel male, l’ andamento della nostra economia. E’ ovvio, meno cresce la produttività, meno competitiva è la macchina Italia. Con tutte le conseguenze facilmente immaginabili: meno risorse, minori consumi, più cassa integrazione e più disoccupazione. Già tre anni fa l’ Ocse aveva assegnato all’ Italia la maglia nera per produttività tra i Paesi industrializzati. E l’ attuale presidente della Bce, Mario Draghi, lo scorso anno, aveva evidenziato come nei 10 anni precedenti la crisi la produttività per ora lavorata era salita del 3% in Italia contro il 14% dell’ area euro, mentre nello stesso periodo di tempo l’ economia era cresciuta del 15% contro il 25% dei Paesi dell’ eurozona. I numeri di ieri costituiscono una oggettiva conferma. La produttività è calcolata dall’ Istat come il rapporto tra il valore aggiunto in volume e uno o più dei fattori produttivi impiegati per realizzarlo; in base a questa definizione, è possibile calcolare diverse misure, tra cui quelle riferite alla produttività del lavoro e del capitale, nonché alla produttività totale, calcolata come rapporto tra il valore aggiunto e l’ impiego complessivo dei servizi del capitale e del lavoro. Confindustria e organizzazioni sindacali hanno ricette diverse di intervento, le associazioni dei consumatori parlano di «dati allarmanti che dimostrano la scarsa competitività delle aziende italiane rispetto alla concorrenza europea». Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, denuncia il fatto che «le imprese di casa nostra risentono di costi troppo elevati. Dalle banche alle assicurazioni passando per l’ energia, le maggiori tariffe cui sono obbligate le realtà produttive determinano una crescita dei costi di beni e servizi, che rende le aziende italiane poco competitive sul mercato europeo e mondiale». Luciano Costantini © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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