20 Novembre 2012

Maxi truffa alla sanità del Lazio condannati i vertici di Roma B e C

Maxi truffa alla sanità del Lazio condannati i vertici di Roma B e C

 

 

LORENZO D’ ALBERGO GIUSEPPE SCARPA FIUMI di denaro pubblico saccheggiati dalle già esangui casse della sanità laziale. Il tutto in poco meno di 4 anni. Sono quasi 40 i milioni di euro che, dal 2003 al 2006, vennero erogati dall’ Asl C e B di Roma a favore di società come la International medical service oppure la Medi com srl. Aziende con nomi altisonanti che di sanitario o medico, però, non avevano un bel niente, se non appunto l’ intestazione societaria. Per il resto, queste imprese erano state concepite con l’ unico obiettivo di incassare il volume di denaro erogato dalle due aziende sanitarie locali della capitale. In cambio dei versamenti milionari, non veniva corrisposto alcun tipo di servizio. Il gioco criminale era reso possibile dalla complicità di alcuni dirigenti delle stesse Asl. Se le aziende fittizie erano riconducibili ad Anna Giuseppina Iannuzzi, più nota alle cronache come “Lady Asl” e già condannata nell’ ambito dello stesso procedimento con la formula del rito abbreviato, le talpe che operavano dall’ interno della sanità laziale erano proprio i funzionari delle Asl Roma B e C. Ieri, in aula è quindi scattato il loro turno: sono stati condannati con pene che vanno dai sei ai nove anni e otto mesi di reclusione, con la duplice accusa di peculato e falsità ideologica. Mario Celotto, al tempo della truffa direttore amministrativo dell’ Asl Roma C, e il suo braccio destro Paolo Ippopotami, Giovanni Speziale e Paolo Crisalli, rispettivamente ex direttore generale ed ex dirigente amministrativo dell’ Asl Roma B. Sono loro gli imputati per i quali la IV sezione penale del Tribunale, presieduta da Anna Argento, ha emesso condanne con pene addirittura superiori a quanto richiesto dal sostituto procuratore Giovanni Bombardieri. Misure aspre, giustificate da quanto si legge nelle carte del processo: la International medical service e la Medi com srl “non vantavano alcun legittimo credito nei confronti” delle rispettive Asl, “procurandosi così un ingiusto vantaggio patrimoniale, causando un rilevante danno alle rispettive aziende sanitarie locali”. Oltre agli anni di carcere e all’ interdizione perpetua dai pubblici uffici, sul futuro degli imputati pesano anche i risar- cimenti che dovranno versare alle rispettive Asl di appartenenza. Il giudice ha ordinato il risarcimento di 30mila euro nei confronti dell’ Asl Rm B e C, mentre 20mila euro sono stati concessi al Codacons. Inoltre, Mario Celotto e Paolo Ippopotami sono stati condannati a pagare una provvisionale di 600mila euro nei confronti dell’ Asl Rm C, 350mila euro per la Regione Lazio e 15mila per il Codacons. Risarcimenti aggiuntivi anche per Giovanni Speziale e Paolo Crisalli. che dovranno versare 700mila euro all’ Asl Rm B, altri 350mila euro alla Regione Lazio e 15mila euro al Codacons. «Siamo soddisfatti della sentenza – hanno spiegato una volta concluso il processo i legali della Regione, Antonio Andreozzi e Fabio Alonzi – che accerta la verità e consentirà di agire per ottenere la restituzione di quanto è stato indebitamente sottratto alle casse regionali ». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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