17 Novembre 2012

Aia, sì al piano Ilva: “Subito i lavori”

Aia, sì al piano Ilva: “Subito i lavori”

 

 

TARANTO – C’ è il sì del ministero dell’ Ambiente al piano di investimenti stimato in tre miliardi e mezzo di euro, diluito in tre anni con cui l’ Ilva intende attuare l’ autorizzazione integrata ambientale. Così ora la grande fabbrica è pronta ad aggrapparsi a quella ciambella di salvataggio, per provare a venire fuori dalla crisi in cui è piombata dopo il sequestro virtuale dei sei reparti dell’ area a caldo, ritenuti dai pm e dai periti la fonte delle emissioni inquinanti che hanno effetti disastrosi sulla salute dei tarantini. Il via libera dal ministero è giunto ieri dopo sette giorni di esame delle procedure con le quali l’ azienda intende abbattere l’ impatto ambientale su Taranto. Ma il semaforo verde si è acceso con qualche incertezza. Perché è passato il piano nei suoi contenuti generali, però sono arrivate osservazioni e richieste di accelerare i tempi su alcuni impianti. Per esempio sulla copertura dei nastri trasportatori la commissione che si è riunita ieri, della quale fanno parte anche Provincia e Comune, ha indicato che occorre fare presto. Ribadendo che il sequestro della magistratura sull’ area a caldo “non può rappresentare un alibi” per non attuare le prescrizioni dell’ Aia, firmata dal ministro Corrado Clini lo scorso 26 ottobre. Il semaforo verde al piano Ilva è stato incassato a Roma da una delegazione dell’ azienda, guidata dal direttore dello stabilimento di Taranto, l’ ingegnere Adolfo Buffo. «La commissione istruttoria dell’ Aia – ha spiegato l’ assessore provinciale Giampiero Mancarelli che ha partecipato alla riunione di ieri – ha chiesto il rispetto delle prescrizioni fissate dall’ autorizzazione e il piano Ilva contiene le indicazioni tecniche per giungere alla riduzione delle emissioni e alla chiusura di alcuni impianti». Nelle intenzioni dell’ azienda il piano di risanamento è già partito con l’ avvio della procedura di spegnimento dell’ altoforno numero uno, che dovrebbe chiudere i battenti ai primi di dicembre, e di quattro batterie delle cokerie. Il grande Afo 5 verrà spento nel luglio del 2014 e ci vorranno sei mesi per il rifacimento. Anche se Ilva ha insistito sulla dilatazione dei tempi per altri impianti e sull’ ostacolo del sequestro dell’ area a caldo. Per questo nei prossimi giorni, come annunciato dallo stesso presidente Bruno Ferrante, i legali di Ilva presenteranno una nuova richiesta di dissequestro. Questo passaggio per l’ azienda resta cruciale, per sciogliere il nodo produzione. E con la procura si annuncia una vera battaglia, visto che per i magistrati produrre equivale a portare avanti l’ inquinamento che si intende stoppare. Così in attesa dello scontro in aula, sul campo si viaggia seguendo le direttive dei custodi giudiziari. Che ieri hanno autorizzato la scarico di 45.000 tonnellate di minerale, nell’ ambito di una provvista di quel tipo di materia prima per quindici giorni. Resta in piedi, quindi, il divieto di superare il limite delle 15.000 tonnellate al giorno che secondo i tecnici dell’ Ilva, porterà allo spegnimento dell’ area a caldo il 14 dicembre con rischi per gli impianti e per la sicurezza. L’ allarme è stato lanciato con una relazione tecnica depositata dal presidente di Ilva Ferrante a palazzo di giustizia. E l’ iniziativa non è stata sottovalutata, visto che la procura ha già interpellato sul punto i custodi. Il Codacons, intanto, ha avviato una richiesta di risarcimento per tutti gli abitanti di Taranto, danneggiati dall’ emergenza ambientale e sanitaria scatenata dall’ Ilva. L’ azione legale sarà presentata al Tar del Lazio nei confronti di enti istituzionali e locali. «Anche se non ci sono stati danni fisici evidenti – ha dichiarato il presidente Carlo Rienzi – è possibile chiedere il risarcimento per i danni morali, esistenziali e da lesione, per 10.000 euro a cittadino». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

mario diliberto

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