9 Novembre 2012

Modena, retata di cardiologi: 9 arresti

Modena, retata di cardiologi: 9 arresti

Giorgia Nardelli Grande scalpore, fin dalle prime ore dell’ alba, a Modena. I carabinieri del Nas di Parma, in collaborazione con i colleghi modenesi hanno arrestato 9 cardiologi che hanno svolto o svolgono la propria attività presso il Policlinico della città, ritenuto un fiore all’ occhiello della sanità italiana. Gli indagati nell’ ambito dell’ inchiesta sono 67, 12 le aziende, di cui 6 straniere, che producono attrezzature sanitarie. Per loro è stato disposto il divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione. Interdetti dall’ esercizio dell’ attività medica La procura di Modena ha disposto l’ interdizione dall’ esercizio di attività e professioni nei confronti di 7 persone. Gli arrestati sono ritenuti responsabili di una serie di reati: associazione per delinquere, peculato, corruzione, falso in atto pubblico, truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, sperimentazioni cliniche senza autorizzazione. Due nomi importanti Al centro dell’ indagine ci sono l’ ex primario del reparto di Cardiologia del Policlinico di Modena, la professoressa Maria Grazia Modena, e l’ ex direttore della struttura di emodinamica dello stesso ospedale, il dottor Massimo Sangiorgi. Per loro il gip Paola Losavio ha disposto gli arresti domiciliari su richiesta della Procura modenese. I noti professionisti sono accusati di aver intrapreso una collaborazione illecita con le case farmaceutiche a discapito della salute dei pazienti. L’ inchiesta va avanti da tempo, e già nella primavera del 2011 la Modena era stata sospesa dalla direzione e Sangiorgi convinto a dimettersi (anche se la dottoressa ha continuato ad esercitare fino a ieri nel reparto). Procedure “inusitate” a carico dei pazienti L’ inchiesta della magistratura è partita nel febbraio 2011, ma già tempo prima l’ associazione di pazienti “Gli amici del Cuore”, aveva presentato un’ istanza presso le autorità locali, la Usl, e l’ assessorato alla Sanità della Regione per segnalare procedure improprie nella struttura di emodinamica. “Volevamo chiedere chiarimenti in merito ad alcune procedure che andavano ben oltre quelle standard, e che a noi apparivano inusitate”, spiega al Salvagente il presidente dell’ associazione, il professor Giovanni Spinella. “Ci eravamo resi conto che venivano praticati interventi invasivi, spesso su organi periferici, e che a volte avevano poco a che fare il cuore. E che purtroppo avevano provocato fastidi e danni a diversi pazienti”. Il presidente: “Volevamo vederci chiaro” “Volevamo solo vederci chiaro”, dice ancora Spinella. “Poi quando la Regione ha istituito un gruppo di lavoro ed è andata a fondo nella questione è intervenuta la magistratura, ed ha aperto un’ inchiesta”. Nell’ indagine della commissione scientifica della Regione, che esaminò le cartelle cliniche dei pazienti, vennero a galla diversi episodi sospetti: “Consensi informati in cui c’ era scritto poco o nulla, attività chirurgiche sperimentali non autorizzate, persino decesso sospetti”, racconta il responsabile del Codacons di Modena, Fabio Galli. Le segnalazioni al Codacons e i decessi sospetti “Contestualmente, anche alla nostra associazione arrivò una serie di segnalazioni da parte di pazienti danneggiati dopo essere stati in terapia in emodinamica”, prosegue. Il dossier del Codacons finisce anch’ esso in procura, e l’ inchiesta va avanti. Fino agli arresti di oggi.

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