10 Ottobre 2012

Il potere d’ acquisto crolla del 4,1%

Il potere d’ acquisto crolla del 4,1%

Famiglie sempre più in difficoltà, risparmi ai minimi dal 1999 di ROSSELLA LAMA ROMA Crolla il potere d’ acquisto, e va a picco la possibilità di risparmiare. I numeri diffusi dall’ Istat fotografano una realtà pesante. Nel secondo trimestre il reddito disponibile delle famiglie italiane, quello che resta dopo la decurtazione dovuta all’ inflazione, si è ridotto dell’ 1,6% rispetto al primo trimestre, e di ben il 4,1% rispetto al secondo trimestre del 2011. E’ il calo tendenziale più forte dal 2000, degli ultimi dodici anni. In questa situazione, con le sempre maggiori difficoltà che le famiglie incontrano ad arrivare a fine mese, cala anche la percentuale del reddito che viene accantonata. Nel secondo trimestre di quest’ anno la propensione al risparmio si è fermata all’ 8,1%, con una diminuzione di 0,6 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’ anno, e uno 0,5% in meno nel confronto tendenziale. Si tratta del dato più basso dal 1999, e la situazione è in peggioramento. Nel primo trimestre il confronto con il 2011 era ancora positivo. «Non c’ è dubbio che il 2012 si rivelerà una débacle», commenta Confesercenti. Ne stanno facendo le spese anche le piccole imprese che lottano per resistere alla crisi, dicono i commercianti. «Nei primi sei mesi di quest’ anno il saldo tra nuove imprese e quelle chiuse è negativo per più di 13 mila unità». Tirare la cinghia, questa è l’ inevitabile risposta al calo del reddito disponibile certificato dall’ Istat. Secondo un’ indagine Coldiretti sei italiani su dieci hanno tagliato la spesa. E uno su sei non riesce comunque ad arrivare a fine mese. Il carrello si alleggerisce, aumenta il numero di persone che vanno a caccia di offerte speciali, e con un balzo record del 23% in un anno sale il numero di chi cerca di spendere meno tagliando fuori la lunga catena di intermediazione e compra direttamente dal produttore. Anche la Cia lancia l’ allarme. Tra aprile-giugno la spesa per cibo e bevande ha registrato un calo del 4,5% in quantità e dell’ 1,1% in valore rispetto allo stesso periodo del 2011. Il Codacons fa qualche calcolo. «E’ come se una famiglia di tre persone avesse avuto rispetto al 2011 una perdita di 1.407 euro. Una mazzata persino superiore a quella del 2009, l’ anno buio della crisi». Il dato del Pil è un altro modo di descrivere il pesante andamento del secondo trimestre. Recessione profonda con un prodotto lordo in calo dello 0,8%, il -2,6% nell’ anno. Mentre sul fronte dei conti pubblici l’ Istat ha ridotto al 7,3% il rapporto deficit\Pil del primo trimestre rispetto alla precedente stima dell’ 8%. Investimenti giù, in calo le importazioni. Solo export molto qualificati si salvano. La congiuntura è dura non solo per le famiglie. L’ Istat segnala che nel periodo aprile-giugno la quota di profitto delle società non finanziarie è scesa del 38,5%. E’ una riduzione di 0,4 punti rispetto al primo trimestre, a di 2,1 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2011. Anche questo dato è un record negativo, è il dato peggiore almeno dal 1999, da quando l’ Istat ha dato il via a questa serie storiche. Segno meno anche per il tasso di investimento delle imprese. Il 21% del secondo trimestre è inferiore di 0,4 punti rispetto al primo e di 1,3 punti nel confronto con l’ anno precedente. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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