28 Gennaio 2012

Protesi al seno difettose, 62 casi in città

Protesi al seno difettose, 62 casi in città

Sono 62 le donne torinesi a cui sono state impiantate le protesi per il seno prodotte dalla ditta francese Pip e finite sotto accusa perché pericolose per la salute. È infatti di 124 pezzi difettosi il risultato del censimento effettuato dai carabinieri del Nas di Torino, che a fine dicembre avevano ricevuto mandato dal ministero della Salute di verificare con certezza la diffusione di quel tipo di protesi. Gli investigatori, che hanno passato in rassegna tutte le strutture ospedaliere e le cliniche private della zona, hanno scoperto che le protesi Pip erano state usate nei primi anni 2000 almeno in quattro centri privati, tra cui la Fornaca e la clinica Santa Caterina da Siena (la struttura in collina che una volta era delle suore domenicane). «La nostra clinica – spiegano alla Fornaca – non ha mai acquistato le protesi Pip, ma i medici che vi lavorano come liberi professionisti, in accordo con le pazienti, una decina di anni fa avevano effettuato interventi con i modelli ora sotto accusa. Essendo un ospedale privato, infatti, può essere il singolo medico a scegliere il prodotto. In tutto sono una ventina le donne operate dai chirurghi plastici con quel tipo di impianto: sono già state tutte contattate e richiamate per una visita. Nessuna aveva manifestato problemi, ma alcune hanno chiesto di essere rioperate e si provvederà». La Gvm, proprietaria dal giugno 2010 della Santa Caterina da Siena, precisa a sua volta di aver riscontrato «che durante la precedente gestione dell´ospedale erano stati eseguiti impianti su una decina di pazienti». E sottolinea: «Pur essendo estranei alla vicenda, ci siamo messi subito a disposizione delle autorità offrendo totale e piena collaborazione nello svolgimento delle indagini». Non è da escludere che altri centri medici abbiano usato i materiali venduti dalla Pip (fallita nel 2010), ma lo abbiano nascosto agli investigatori, che per questo continuano le indagini. Durante i controlli, infatti, i carabinieri hanno scoperto che un centro eseguiva interventi di mastoplastica pur non essendo autorizzato. Intanto il procuratore Raffaele Guariniello, che per primo ha aperto in Italia un´inchiesta per frode in commercio e disastro colposo nei confronti del fondatore della Pip, Jean-Claude Mas, ha aggiunto un altro nome al registro degli indagati. È quello di Claude Cuty, direttore tecnico dell´azienda, arrestato nei giorni scorsi in Francia assieme a Mas. I due ieri sono stati rilasciati su cauzione. I primi magistrati ad occuparsi della pericolosità delle protesi Pip sono stati quelli di Marsiglia, che hanno raccolto oltre duemila querele. Dalla procura francese è arrivata nei giorni scorsi la rogatoria con le analisi sugli impianti, che servirà al procuratore Guariniello per condurre la sua indagine in Italia. Alla procura di Torino è arrivata anche una denuncia del Codacons. Il problema centrale su cui si incardina l´inchiesta è che il gel usato dalla Pip non era lo stesso dichiarato nella certificazione che accompagnava le protesi. Le analisi hanno dimostrato che si trattava di silicone più scadente, che le protesi si rompevano con una frequenza molto superiore ad altri modelli e soprattutto che, anche quando la protesi non si rompeva, il gel “trasudava” creando in molti casi infiammazioni gravi al contatto con i tessuti e problemi ai linfonodi ascellari.

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