Iva e Tariffa rifiuti, Governo al lavoro
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
Maurizio Caprino ROMA Qualcosa si muove. Al ministero dell’ Economia stanno studiando se esiste una via di uscita praticabile dal caos dell’ Iva che lo Stato pretende sulla Tia (la tariffa ambientale che in molti Comuni ha sostituito la tassa rifiuti Tarsu). Il tutto nell’ ambito dei lavori sulla preparazione della legge di stabilità: sul tavolo, probabilmente, le compatibilità fra questo intervento e i conti pubblici ma anche la necessità di superare il caos legato all’ intreccio fra regole fiscali e regole sui rifiuti. Un caos determinato non solo dalle sentenze di Consulta e Cassazione (si veda Il Sole 24 Ore dell’ altro ieri), ma anche da quelle di tanti giudici di pace che hanno ordinato la restituzione dell’ Iva ai cittadini che hanno presentato ricorso, spesso con l’ aiuto delle associazioni dei consumatori. Le principali tra queste ultime contano centinaia di ricorsi vinti e migliaia in arrivo. L’ esito di queste cause potrebbe essere l’ avvisaglia di una situazione che potrebbe allargarsi. Creando un problema di gettito, oltre che di confusione legata alla gestione di ricorsi e rimborsi. Probabilmente è per questo e per le proteste riemerse proprio in questi giorni che al ministero stanno studiando una possibile soluzione. I tecnici starebbero lavorando innanzitutto a una ricognizione dei vincoli di bilancio e giuridici legati a un’ eventuale cancellazione dell’ Iva sulla Tia. Solo dopo sarà valutato il da farsi e per ora la prudenza è d’ obbligo. Presumibilmente l’ ostacolo maggiore è di carattere finanziario. Preoccupa la perdita di gettito, in conti pubblici ormai blindati per non perdere di mano lo spread. Ma una dose di rischio potrebbe venire anche dall’ eventualità di dover gestire rimborsi di massa per l’ Iva già versata in passato, se il contenzioso continuasse a crescere. Finora uno dei fronti più caldi è quello di Genova, dove la Federconsumatori ha seguito 300 cause vinte dai cittadini, cui il gestore locale del servizio rifiuti ha già restituito l’ Iva non dovuta. La restituzione è già avvenuta anche ad Alessandria, dove finora le sentenze favorevoli sono una quindicina e sono stati presentati altri 45 ricorsi. A Catania ci sono stati 2.500 ricorsi vinti, ma già dal 2008 e con restituzione anche della Tia: era accaduto che la tariffa fosse deliberata dall’ Ato anziché dal Consiglio comunale. Ovunque i numeri sono destinati a ingrossarsi: per ogni ricorso che viene presentato, tanti altri restano in attesa di essere completati. Infatti, occorre che il cittadino fornisca agli avvocati dell’ associazione tutta la documentazione (in pratica, le bollette della Tia), che non è sempre facile da recuperare. Così a Genova ci sono altri 3mila fascicoli aperti con richieste d’ intervento, che potrebbero trasformarsi in altrettanti ricorsi. A Roma le richieste sono 1.500 e finora appena 30 sono state depositate all’ ufficio del giudice di pace mentre altre 300 stanno arrivando da cittadini che si sono rivolti al Codacons, che ha fatto della capitale la sede-pilota delle proprie iniziative e proprio oggi presenterà le ulteriori azioni che intende intraprendere. Altri 10 cittadini assistiti dal Codacons avevano ottenuto dal giudice l’ emissione di decreti ingiuntivi, contro i quali però l’ Ama (il gestore) si è costituita argomentando di aver già girato la quota di Iva alla Tesoreria dello Stato. In ogni caso, paradossalmente, ora una richiesta di rimborso è scaricabile non solo sul sito dell’ associazione, ma anche da quello della stessa Ama. Ora la Federconsumatori sta avviando azioni nel Bolognese e in Romagna, mentre a Trento ha depositato 15 ricorsi. A Perugia, Terni e nella vicina Narni, invece, è bastata una diffida: i gestori da tempo non pretendono più l’ Iva. Altre associazioni, invece, ritengono più difficile ottenere successi di massa, forse anche per le conseguenze insostenibili che avrebbero sui conti pubblici. «Ma – ribatte Mauro Zanini, vicepresidente del Codacons – si potrebbe concedere un credito d’ imposta o una detrazione fiscale pari all’ Iva da restituire, diluita in cinque anni».
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