5 Ottobre 2012

La Regione andrà alle urne con 20 consiglieri in meno

La Regione andrà alle urne con 20 consiglieri in meno

Venti consiglieri e cinque assessori in meno. C’ è questo e molto altro nel testo del decreto legge varato ieri dal governo per tagliare i costi delle Regione. Nel Lazio i consiglieri regionali passeranno da 70 a 50 (più il presidente) e gli assessori da 15 a 10. Il decreto prevede anche un controllo semestrale della Corte dei conti sulla legittimità e sulla regolarità delle gestioni e del funzionamento dei controlli interni. I gruppi consiliari dovranno essere obbligati a rendicontare i finanziamenti ricevuti per le loro attività. Inoltre l’ erogazione dei trasferimenti statali alle Regioni saranno subordinati alla diminuzione di consiglieri e assessori, ma anche alla riduzione delle indennità di funzione e di carica ai livelli degli enti più virtuosi, stabilendo il divieto di cumulo di indennità ed emolumenti e la partecipazione gratuita alle commissioni. Reddito e patrimonio di eletti e componenti della Giunta dovranno poi essere pubblici. Cura dimagrante anche per i contributi per il funzionamento dei gruppi, che dovranno essere ridotti ai livelli degli enti più virtuosi. Le Regioni, poi, dovranno applicare le disposizioni contenute nel decreto Salva Italia e dalla spending review. Nel Lazio significa ulteriori tagli alla sanità (circa 800 posti letto e 15 piccoli ospedali), alle società regionali (per le quali la Polverini aveva proposto la fusione e trasformazione in holding con amministratore unico al posto dei Cda) e agli enti strumentali (Asl, Ater). Tutti provvedimento che verranno varati e approvati ormai nella prossima legislatura. All’ attuale Consiglio regionale – ormai sciolto e in carica per l’ ordinaria amministrazione o per gli atti urgenti e indifferibili – resterà ben poco da fare. Il decreto sulle Regioni varato dal governo è sostitutivo, cioè comprime la potestà statutaria delle Regioni sostituendosi ad essa. Il taglio di consiglieri e assessori sarà così immediatamente esecutivo e non avrà bisogno di essere recepito dalla Pisana. Il prossimo Consiglio regionale sarà così composto da 50 consiglieri più il governatore. L’ Aula non resterà comunque inoperosa. Perché se è vero che il decreto non va recepito, è altrettanto vero che bisognerà adattare la nuova composizione del Consiglio alla legge elettorale. Quest’ ultima non verrà stravolta né cambiata, ma solo adattata. Con 50 consiglieri, il listino bloccato (un premio di maggioranza del 20%) passerà da 14 a 10 candidati (5 uomini e 5 donne). Le province avranno il 20% dei seggi che verranno assegnati esprimendo un’ unica preferenza: in totale saranno 8 (3 per Latina, 3 per Frosinone e uno a testa per Rieti e Viterbo). La composizione geografica dei collegi non potrà subire variazioni e coinciderà con quella attuale. I cinque collegi saranno così identificabili con le cinque province del Lazio. È chiaro che in futuro, con la nascita della Città metropolitana di Roma e l’ accorpamento delle Province di Rieti e Viterbo da un lato e Latina e Frosinone dall’ altro tutto potrà essere rimesso in discussione nella prossima legislatura regionale. Possibile che in futuro il listino venga abolito e che il premio di maggioranza sia assegnato alla lista (o alla coalizione, dipenderà dagli accordi) che avrà ottenuto la maggioranza relativa. Come avviene nelle elezioni comunali. Allo studio anche la doppia preferenza di genere (si potranno votare due candidati consiglieri, ma uno dei due dovrà essere donna). Di tutto ciò in ogni caso se ne occuperà il prossimo Consiglio. Restano, infine, in vigore (almeno fino al prossimo 25 ottobre) le delibere con le quali sono stati stanziati i fondi ai gruppi. A deciderlo è stato ieri il presidente della I sezione ter del Tar Lazio, Linda Sandulli, in composizione monocratica, respingendo le richieste con le quali il Codacons sollecitava l’ annullamento degli atti. Per il giudice il danno economico non è irreparabile.

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