Mezzi fermi nei depositi: a Modena il 95% degli autisti ha incrociato le braccia
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fonte:
- Modena Qui
E i lavoratori dell’ex Atcm aspettano anche l’armonizzazione dei salari con i colleghi di Reggio Emilia e Piacenza
Tutti, o quasi, con le braccia incrociate per protesta contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di categoria.
Come in tutta Italia, anche a Modena è stata massiccia l’adesione degli autoferrotranvieri allo sciopero proclamato a livello nazionale unitariamente da tutte le sigle sindacali (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti e Faisa-Cisal) per chiedere la revisione del Ccnl, scaduto ormai dal 2007 e le cui trattative sono ferme al palo da un anno.
Traffico in tilt a Roma, vaporetti fuori servizio a Venezia.
E da Milano il Codacons ha già fatto sapere di essere pronto ad una class action a tutela dei cittadini che, a causa dello sciopero, hanno perso le coincidenze della metropolitana.
Intanto, sotto la Ghirlandina, dei 450 dipendenti di Seta, circa 430 (il 95%, tra le percentuali più elevate del Paese) si sono astenuti dal lavoro.
Ad eccezione delle fasce orarie poste a garanzia di lavoratori pendolari e studenti (dalle 6.30 alle 8.30 e dalle 12 alle 16 per quanto riguarda il servizio urbano; dalle 6 alle 8.30 e dalle 12.30 alle 16 per i servizi extra-urbani), gli autobus dell’azienda di trasporto pubblico locale sono rimasti fermi in deposito fuori servizio per tutto il giorno, provocando inevitabilmente profondi disagi all’utenza.
Dall’azienda non è arrivata alcuna condanna formale allo sciopero, di cui si riconoscono le legittime motivazioni.
«Ma trovare un accordo sarà difficile – spiegano da Seta -, rispetto al passato mancano le risorse statali che avevano sbloccato le trattative».
All’orizzonte, insomma, non si intravede alcuna luce.
E allora è se non altro una buona notizia il fatto che la società locale non abbia problemi di esubero di personale (cosa che sta avvenendo in diverse realtà dell’Italia centro-meridionale, con aziende costrette a portare i libri in tribunale).
Ancor più se si tiene conto del deficit di bilancio previsto, pari a 3 milioni di euro.
Nella cornice della protesta dei lavoratori, oltretutto, l’Emilia Romagna spicca come fortunata eccezione per il fatto che negli ultimi anni la Regione ha coperto con fondi propri i finanziamenti tagliati dallo Stato.
Ma il piano di ripianamento scadrà nel 2013.
Dopodiché, ci si dovrà arrangiare in qualche modo.
E le difficoltà di un’azienda di trasporto pubblico locale sono tutte particolari, considerato, ad esempio, che non si può puntare su nuovi mercati da aggredire.
Oltre alla soluzione della vicenda legata all’accordo nazionale, peraltro, i lavoratori di Seta sono in attesa di veder definita anche la situazione relativa al loro regime retributivo.
Ad oggi, infatti, gli autisti modenesi sono ancora sottoposti al regime salariale stabilito dal vecchio contratto integrativo aziendale stipulato ai tempi dell’Atcm.
Ad un anno dalla nascita di Seta (sorta dalla fusione della stessa Atcm, modenese, con la reggiana Act e la piacentina Tempi), è ancora in corso la trattativa per l’armonizzazione dei trattamenti economici dei dipendenti sparsi nelle tre province su cui la società ha competenza.
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