Pochi posti nell’ Isola: è rivolta
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fonte:
- L`Unione Sarda
Il concorsone bandito dal ministero dell’ Istruzione solleva un nugolo di polemiche: sono pochi i posti messi a bando e i requisiti sono molto restrittivi. Il concorsone della scuola parte nel caos. «Nessuna novità», dice qualcuno, abituato a convivere con la confusione che da sempre regna nelle intricate procedure burocratiche del mondo della Pubblica istruzione italiana. Tra una norma da interpretare e la necessità di una laurea in “burocratese” per comprendere i meccanismi illustrati dal bando, partono i primi ricorsi. Nell’ Isola, è il Codacons a lanciare un appello per chiamare a raccolta aspiranti insegnanti delusi e presentare una vera e propria class action contro il mondo della scuola. Ma poi spuntano anche i ricorsi di altre associazione, per esempio l’ Anief che spiega punto per punto perché è necessario rivolgersi al Tar. E in Sardegna, c’ è anche una ragione in più per contestare il bando del concorsone da 11.542 cattedre (si stima che a partire da sabato si iscriveranno 160 mila persone), visto che i posti da coprire non soddisfano le necessità reali, e gli insegnanti contestano i criteri utilizzati per determinare il fabbisogno di docenti e maestri nelle scuole sarde.Le contestazioni nei confronti del ministro Francesco Profumo sono molteplici. I sindacati denunciano il fatto che chi ha già un contratto a tempo indeterminato non può partecipare alla selezione: in altri termini, se un insegnante elementare assunto a tempo indeterminato, laureato in materie scientifiche, aspirasse a un posto in un liceo, pur avendo tutti i requisiti, non potrebbe sostenere il concorso. «Una vera e propria discriminazione che noi contestiamo con forza», spiega Enrico Frau, segretario regionale della Cisl. Se questo non bastasse, ci sono poi i requisiti richiesti per l’ abilitazione a lasciare perplessi sindacati e associazioni dei consumatori. «Il ministero dell’ Istruzione ha elaborato un meccanismo ingiusto, fonte di disparità di trattamento e contraddittorio rispetto alla ratio che l’ impianto normativo di accesso al pubblico impiego e all’ insegnamento ha perseguito negli anni, che come noto presuppone il requisito generale del conseguimento della laurea in relazione alle diverse specificità delle diverse categorie di insegnamento», spiega il Codacons, invitando gli aspiranti insegnanti a sottoscrivere il ricorso al Tar del Lazio contro il concorsone. Si parla anche di requisiti «arbitrari e ingiusti». «Non possiamo accettare che il concorso a cattedra escluda tutti i laureati dell’ ultimo decennio e i docenti di ruolo: si tratta di esclusioni clamorose, di cui il ministero dell’ Istruzione dovrà dare spiegazione in Tribunale», afferma l’ Anief, altra associazione che vuole presentare un ricorso al Tar, «riteniamo indifendibile la scelta del ministro di escludere i laureati tra il 2001 e il 2012». Se il bando non verrà modificato, dunque, «addio posto per i giovani. Questo non è un concorso per loro», sentenzia Peppino Loddo della Cgil. Chi poi attendeva il concorsone come una manna dal cielo dovrà invece ricredersi. I posti disponibili in Sardegna per le immissioni in ruolo sono certamente meno del previsto. Prima dell’ uscita del bando, infatti, si era parlato di circa 600 posti da coprire nel prossimo triennio grazie alla maxi selezione indetta dal Ministero. La realtà, invece, è un po’ più diversa. Nel senso che effettivamente il fabbisogno di insegnanti nell’ Isola, per i prossimi due anni, si aggira intorno alle seicento persone, ma solo una parte sarà reclutata grazie al bando ministeriale e al maxi concorso. Il 50% delle immissioni in ruolo, su richiesta dei sindacati, continuerà a essere garantito attingendo dalla graduatoria dei precari, che è senza dubbio lunga. Questo proprio per evitare, spiegano i sindacati della scuola, che gli insegnanti precari possano essere penalizzati ancora una volta.Detto questo, c’ è anche un’ altra contestazione che viene avanzata: i posti previsti dalle tabelle ministeriali sulla copertura di quelli vacanti non rispecchiano le reali esigenze dell’ Isola, sostengono i sindacati. «Vogliamo verificare realmente se le immissioni a ruolo previste dagli uffici ministeriali siano corrette», spiega Peppino Loddo, leader della Cgil scuola. Basti pensare che allo stato nell’ Isola non c’ è un posto disponibile, fino al 2015, per gli insegnanti di greco oppure per quelli di discipline economico-aziendali. «È vero che alcuni posti vanno coperti anche con le graduatorie di materie simili che invece sono ancora in fase di esaurimento», spiega ancora Loddo. Resta il fatto che altre regioni hanno più posti a disposizione, nonostante la densità di popolazione sia più o meno simile a quella della Sardegna. Il risultato, dunque, sarà una nuova emigrazione intellettuale: se si vuole insegnare greco, si può partecipare al concorso in una regione dove ci siano posti disponibili. Ma anche in questo caso c’ è un limite: non si può optare per più di una regione tra quelle che mettono a bando le cattedre. Insomma, i paletti sono tanti e difficili da superare. Giuseppe Deiana.
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