20 Settembre 2012

L’ Italia si spacca. Pontieri in azione

L’ Italia si spacca. Pontieri in azione

Massimo Degli Esposti MILANO IL 75% degli italiani la pensa come Diego Della Valle e alla domanda su quale sia il problema Fiat risponde papale papale che «non fa belle auto». Ma la rilevazione «senza validità statistica» di SkyTg24 non trova conferme scorrendo le dichiarazioni ufficiali. La conta fra amici e nemici di Della Valle e Sergio Marchionne, finisce infatti in parità. Con il patron della Tod’ s si schierano ovviamente i sindacalisti di area Cgil, da tempo in guerra col Lingotto. Con loro l’ estrema sinistra, ma anche la Chiesa, con l’ arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia e l’ ufficio pastorale della diocesi di Nola che invitano Marchionne ad anteporre «l’ interesse dei lavoratori a quello degli azionisti»; e il leader dell’ Udc Pier Ferdinando Casini, che meglio ne interpreta il «sentiment», dice che andarsene dall’ Italia «è legittimo ma immorale». SUL FRONTE imprenditoriale picchiano duro l’ ex capo della Fiat Cesare Romiti («La famiglia ha perso il timone dell’ azienda», se l’ azienda «smette di progettare è destinata a morire») e il designer Giorgetto Giugiaro («La creatività va allenata e senza investimenti si spegne»). L’ economista Francesco Giavazzi lamenta «trent’ anni di sussidi alla Fiat, dannosi per l’ azienda stessa» e i consumatori del Codacons chiedono che li restituisca se se ne andrà dall’ Italia. Il quotidiano tedesco Handesblatt assegna a Marchionne il «pinocchietto dell’ anno» e Matteo Renzi è «deluso» dopo aver appoggiato Marchionne «senza se e senza ma» ai tempi del duello su Pomigliano. IN DIFESA dell’ ad Fiat, invece, scende in campo per primo Luca Montezemolo, che pure è il miglior amico di Della Valle: «Parole assolutamente inaccettabili, che mai dovrebbero far parte della dialettica fra imprenditori». Parole «fuori luogo» anche per l’ ex presidente Fiat Paolo Fresco, e che non piacciono nemmeno a due big come Alessandro Benetton e Mario Moretti Polegato (Geox), stufi di «risse fra imprenditori». «Ingiurie gratuite dello Sgarbi dell’ industria» commenta da casa Agnelli Lupo Rattazzi, ricordando le ultime crociate contro i «furbi della finanza milanese» da Cesare Geronzi, al duo di Mediobanca Alberto Nagel e Renato Pagliaro, passando per i vertici Rcs. Con Marchionne stanno molti ex ministri Pdl (Scajola, Sacconi, Matteoli), il mondo della finanza (Federico Ghizzoni di Unicredit, Giuseppe Mussari dell’ Abi, Gaetano Miccichè di Banca Intesa, Gabriele Galateri delle Generali), le associazioni degli industrtiali torinesi e a sorpresa Pietro Ichino (Pd) e il ministro Fabrizio Barca, convinti che «nessuna impresa può sopravvivere se non fa profitti». IN MEZZO fluttua un folto gruppo di «mediatori» con l’ intento condiviso di salvare le radici italiane della Fiat perché «l’ Italia non può non avere un’ industria automobilistica» (il presidente Confindustria Giorgio Squinzi) e «perdere il settore auto sbilancerebbe l’ economia italiana» (l’ ex premier Romano Prodi»). E’ questa anche la linea dei ministri Corrado Passera ed Elsa Fornero, uniti nell’ attesa di quello «che ci dirà sabato Marchionne». Ma tra i «pontieri», molti vogliono anche sapere cosa dirà il governo. I leader dei due maggiori partiti Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il sindaco di Torino Piero Fassino, infatti, auspicano che Fiat mantenga gli impegni, ma chiedono che il governo crei le condizioni per consentirglielo. Il ministro per le politiche Ue Enzo Maovero avverte però: «Gli aiuti sono vietati».

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