18 Settembre 2012

L’ arma del trust contro la crisi e i debiti

L’ arma del trust contro la crisi e i debiti

claut (codacons): «e’ un contratto poco conosciuto, ma permette di mettere al riparo il patrimonio»
Crisi e pressione fiscale compongono un binomio che sta mettendo in ginocchio in sempre più casi il patrimonio degli italiani, soffocati dalla minaccia dei debiti. Tutelarsi, sia che si sia un soggetto giuridico sia che si sia un privato, si può. Esiste infatti nel nostro sistema normativo un contratto privato utile a mettere al riparo, isolandoli, i risparmi di una vita – in denaro, mobili ed immobili – dai creditori, così come dalle agenzie di riscossione del debito utilizzate dallo Stato. Si chiama contratto di trust (dall’ inglese, affidamento): è perfettamente legale, in Italia esiste dal 1992, ma ancora oggi pochi lo conoscono e lo utilizzano. «Ne sono anch’ io venuto a conoscenza di recente – ha spiegato l’ avvocato Vitto Claut, presidente regionale del Codacons – e ho verificato che è un contratto per lo più sconosciuto agli altri colleghi o notai e per questo dagli stessi cittadini». Eppure conoscerlo, soprattutto di questi tempi, consentirebbe a molti di dormire sonni tranquilli. Per questo Vitto Claut afferma: «Ho approfondito la materia e ritengo che la gente debba sapere dell’ esistenza di questa possibilità legale per salvarsi soprattutto da questo Stato che ci sta portando via ogni bene guadagnato con il sudore. Mi considero una sorta di pioniere in questo senso sul nostro territorio e credo che sia mio dovere diffondere l’ informazione». Il trust è inquadrato come uno strumento utile per isolare il proprio patrimonio, affiliandone ad altri (parenti, amici o professionisti) la proprietà e la gestione, senza però perderne il controllo. «Il trust è a tutti gli effetti un contratto regolare tra due parti – spiega Claut – che consente il trasferimento di beni e diritti dal disponente (chi li possiede in prima battuta, ndr) al trustee (persona che ne diventa in questo proprietaria e amministratrice) con il vincolo di gestirli nell’ interesse di uno o più beneficiari (uno o più soggetti terzi individuati dal disponente) o di un determinato scopo». L’ esempio più semplice potrebbe essere quello del padre di famiglia che “affida” proprietà e gestione di immobili a un trustee con il vincolo di destinare le entrate degli affitti ai propri figli. I beni in questione vengono messi al riparo da qualsiasi azione da parte dei creditori del padre, pur restando a beneficio dei familiari. «Esiste a garanzia dell’ interesse del disponente – precisa infine il legale – la figura di un guardiano nominato dallo stesso che ha il compito di controllare ciò che fa il trustee. Quanto ai costi dell’ operazione, sono di gran lunga minori del rischio che si correrebbe in caso di debiti». Infine, in caso di morte del trustee, i beni regolati da questo contratto non vengono considerati parte del suo patrimonio, ma passano in mano ai beneficiari. Milena Bidinost ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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