«Un incubo sapere di avere quelle cose nel mio corpo»
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fonte:
- La Stampa
«Sono sprofondata in un incubo quando, a dicembre dello scorso anno, mi hanno telefonato per dirmi che avevo in corpo delle protesi difettose e che avrei dovuto fare esami urgenti perché la mia salute poteva essere in pericolo». Anna (nome di fantasia) è la prima donna operata a Torino grazie alla delibera regionale che ha assicurato copertura sanitaria alle pazienti vittime delle protesi Pip. Adesso chiede giustizia: ha presentato una denuncia in procura e si è rivolta al Codacons, all’ avvocato Tiziana Sorriento. Quando aveva fatto l’ impianto al seno? «Nel 1998. Come donna, fu per me un traguardo importante. In gioventù ebbi un grave problema al seno che mi deturpò esteticamente. A 30 anni, dopo aver superato un periodo difficile, decisi di fare l’ intervento al seno. Quell’ operazione mi restituì la mia vita». Dove fece l’ intervento? «A Torino, in una clinica privata. Un intervento piuttosto costoso, ma tant’ è. Per me era necessario. Avevo bisogno di quella svolta». Nel corso degli anni ha mai avvertito disturbi? «Sì, mi è capitato. Talvolta sentivo la pelle trasudare e percepivo strani odori. Ma sinceramente non mi sono mai preoccupata. Il medico che mi aveva operata aveva detto che l’ intervento era andato benissimo». Poi è arrivata quella telefonata. «Esatto. Un’ addetta dell’ ambulatorio mi ha detto che ero nell’ elenco delle pazienti con protesi Pip. Sono rimasta scioccata». Che cosa ha fatto? «Subito un’ ecografia. Così ho scoperto di avere tracce di silicone attorno a un linfonodo ascellare. Ho vissuto mesi d’ inferno. Ad aprile sono stata operata al Cto. Ho trovato gente splendida. Mi hanno fatto un nuovo impianto».
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