6 Settembre 2012

Per le associazioni di categoria la concorrenza tra marchi sarebbe eccessiva

Per le associazioni di categoria la concorrenza tra marchi sarebbe eccessiva

Lucy Gullotta La borsa di ogni donna è un po’ come quella di Mary Poppins, dentro c’ è di tutto. Nella sacca oggi non possono mancare, tra fazzoletti e ninnoli, almeno un paio di carte fedeltà dei supermercati. Sono i tempi che cambiano e la caccia alle offerte parte proprio dal possedere la fantomatica card che consente di avere i prodotti a prezzo scontato. La verità è che ogni giorno bisogna inventare qualcosa di diverso per riuscire a rientrare nel budget, perché – stratagemmi a parte – la spesa alimentare continua ad essere la più sostanziosa in ogni nucleo familiare. Col tempo e soprattutto con la crisi, tutti abbiamo imparato ad andare a caccia di promozioni e a leggere con attenzione i volantini pubblicitari, per poi scoprire che è tutto inutile, almeno secondo l’ inchiesta di Altroconsumo. Catania sarebbe tra le città più care in Italia con una spesa media che non scende sotto i 6.600 euro, la causa sarebbe imputabile – secondo l’ analisi – ad una mancanza di concorrenza tra le catene che si ripercuoterebbe sulle famiglie. Secondo Altroconsumo in città «sarebbe meglio acquistare solo negli hard discount». Osserva i dati con perplessità Francesco Sorbello, funzionario Confcommercio Catania. «Nel 2009 l’ istituto Tagliacarne ha elaborato un’ indagine per Unioncamere e Catania non risultava tra le 20 città più care d’ Italia, mi sembra strano che in appena tre anni la situazione sia diametralmente cambiata. Inoltre la nostra città ha la più alta superficie commerciale in Italia ed è leader in Europa per i centri commerciali. Credo che trovare prodotti più cari in Sicilia sia normale, bisogna considerare nel prezzo finale i costi aggiunti di trasporti e carburante, dal momento che prevalentemente si viaggia sul gommato. La concorrenza tra catene credo sia evidente basta pensare alla situazione che sta vivendo l’ Aligrup». Anche secondo Enza Lombardo, presidente di Confesercenti Catania, il problema del caro – spesa è da ricercarsi altrove. «Il problema sta alla base, al controllo dei prezzi che devono rimanere differenziati, bisogna capire perché lievitano e perché un supermercato si può permettere di mettere in vendita lo stesso prodotto ad un costo minore e scoprire cosa c’ è dietro. Il problema è del consumatore, ma anche del commerciante perchè quando l’ utente risparmia è tutta l’ economia a risentirne» conclude. «A Catania la forte presenza della grande distribuzione avanzata dà il segnale di quanto sia alta la concorrenza, forse la guerra è quella di praticare prezzi più alti» esclama Carmelo Calì, presidente della sede etnea di Confconsumatori. «La responsabilità è anche dei piccoli commercianti che non hanno saputo creare una proposta alternativa stipulando un “patto con i consumatori” e attaccando le grandi realtà che pensano a trarre solo profitti per le aziende». Per Francesco Tanasi, segretario nazionale di Codacons, l’ inchiesta di Altroconsumo dovrebbe far riflettere su un altro problema quello della speculazione. «È una lotta e si sta costringendo la gente a ridurre i consumi, la prova è che i supermercati sono pieni solo nei fine settimana. Non esiste qui la vera concorrenza, la spesa è cara ovunque. Andare negli hard discout? Ormai lo fanno tutti, anche i ceti medio alti». 06/09/2012.
 
 

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