5 Settembre 2012

Medicina, test al via fra le proteste «Domande troppo difficili, basta»

Medicina, test al via fra le proteste «Domande troppo difficili, basta»

Beatrice Bertuccioli ROMA È RIVOLTA contro i corsi universitari a numero chiuso. Non li vogliono gli studenti che ieri hanno protestato, con striscioni e flash mob in tutta Italia fuori dalle aule dove migliaia di candidati hanno affrontato i test per l’ accesso alle facoltà di Medicina e di Odontoiatria. Soltanto uno studente su otto sarà ammesso. «Rifiutiamo in ogni modo il numero chiuso che troppo spesso negli ultimi anni è stato presentato come necessario per molti corsi di laurea a causa della carenza di aule o di docenti. In verità ? ha spiegato la protesta Roberto Campanelli, coordinatore dell’ Unione degli studenti ? tutte queste motivazioni sono solo delle scuse per mascherare le politiche dei governi negli ultimi anni che hanno preferito tagliare i fondi all’ università, bloccare il turn-over dei docenti e alzare i requisiti minimi per l’ apertura dei corsi di laurea». IERI test per 77mila studenti. Ottanta domande con cinque possibilità di risposta relative a cultura generale, logica, chimica, fisica, matematica e biologia. Due ore di tempo per rispondere. Tra i quesiti, uno riguardava lo spread, un altro l’ Imu, un altro chiedeva la data di costruzione del muro di Berlino, un altro ancora era su Giovanni Pascoli, partendo dalla data di morte del padre, un altro ancora chiedeva di mettere in ordine cronologico i premi Nobel italiani per la letteratura, da Pirandello a Dario Fo. I candidati che hanno affrontato la prova negli atenei romani La Sapienza e Tor Vergata non hanno dubbi: «Domande troppo difficili». A creare più difficoltà, sembra, i test di chimica e fisica. Fuori dagli atenei, a Roma, Bari, Padova, Milano, Pisa, Siena e ancora in altre città, sono stati distribuiti volantini contro quella che viene bollata come la lotteria dei test e srotolati striscioni con scritto ?Profumo di chiuso. ConTESTiamolo! – liberiamo i saperi’. «Se proprio ci deve essere una selezione, che avvenga in itinere, dopo che tutti sono stati messi nella condizione di frequentare i corsi», chiedono gli studenti di Link Roma, e annunciano altre proteste nei prossimi giorni. SECONDO Eugenio Gaudio, preside di Farmacia e Medicina dell’ università La Sapienza di Roma, «il numero programmato ha portato a un miglioramento della qualità degli studi dei futuri medici». Ma il Codacons rivolge un appello al premier Monti e al ministro dell’ Istruzione, Francesco Profumo, perché rendano libero l’ accesso all’ università. «Se la Corte Costituzionale giudicherà incostituzionale il numero chiuso (cosa probabile, essendo lesivo del diritto allo studio e del libero accesso alle professioni, garantiti dalla Carta Costituzionale agli articoli 3, 33 e 34 e dalle direttive comunitarie), scatterebbe una maxi class action per i non ammessi», avverte Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons. E Massimo Cozza, segretario nazionale della FpCgil medici sottolinea: «Non è detto che chi risponde bene a un test, sia poi un bravo medico. Sarebbe meglio fare come in altri Paesi europei, dove l’ iscrizione è aperta a tutti e la selezione avviene successivamente, sulla base degli esami fatti, che verificano sicuramente meglio di quanto possa fare un test, la preparazione e l’ attitudine del futuro medico».
 
 

 

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