5 Settembre 2012

Supplenti in piazza: «No al concorso truffa»

Supplenti in piazza: «No al concorso truffa»

ROMA «No ai tagli» e «no al concorso truffa» annunciato dal ministro Profumo per reclutare insegnanti. Con questi slogan decine di docenti precari, da anni inseriti nelle graduatorie dei supplenti, hanno ieri protestano davanti al ministero della Pubblica istruzione. «Il concorso non si deve fare- sostengono – perché noi abbiamo già dato. Ci siamo laureati, abbiamo fatto concorsi, corsi di aggiornamento. E ora ci chiedono di metterci di nuovo alla prova dopo anni di precariato». Un concorso, spiega una nota dei Cobas che hanno promosso la manifestazione, che «vorrebbe inserire stabilmente solo 11892 docenti su centinaia di migliaia di supplenti assunti e licenziati ogni anno perché costano ognuno al Ministero circa 10 mila euro l’ anno in meno degli “stabili”. Un concorso che apre la strada alla chiamata diretta dei supplenti da parte dei presidi, non risponde ai giovani laureati che vogliono insegnare, riconferma i tagli e l’ immiserimento della scuola pubblica». Un concorso, aggiunge l’ Anief «che costringe i precari della scuola a cimentarsi in una generica prova, come se non avessero mai superato diversi concorsi su contenuti disciplinari e competenze didattiche. A questo punto appare inevitabile farci carico di migliaia di denunce alla Commissione Ue perché chi ha conseguito un’ abilitazione e ha prestato 36 mesi di servizio va stabilizzato. E non umiliato con delle insensate prove». E mentre il leader dell’ Idv Antonio di Pietro annuncia per domani un’ interpellanza al ministro dell’ Istruzione su quello che anche lui definisce «un concorso truffa», le proteste non si fermano: oggi toccherà a un nuovo sit-in al ministero promosso stavolta dagli «inidonei», insegnanti malati che il governo «vorrebbe deportare – spiega ancora il Cobas – malgrado le loro gravi patologie, in attività di segreteria o tecniche che fisicamente non possono svolgere; e che stanno lottando eroicamente, anche con scioperi della fame, per restare docenti». Ci saranno «anche i precari Ata che, ingannati da tutti, verrebbero licenziati se gli inidonei accettassero la deportazione». E per domani alle 21.30 a Pisa alla Festa del Pd, a cui parteciperà il ministro Profumo, è prevista un’ altra protesta dei Cobas. Intanto il conto alla rovescia è partito e da lunedì prossimo le campanelle ricominceranno a suonare in 10 mila scuole tra vecchie e nuove emergenze. A partire dalle «classi pollaio», vale a dire quelle con più di 25 studenti, che secondo il Codacons sono 110 mila su 367 mila (30%); mentre quelle che non rispettano il rapporto spazio-alunno previsto dalla normativa europea sono ben il 70% delle aule. Per proseguire con il fatto che il 36% degli edifici scolastici italiani, secondo un rapporto di Legambiente, è da ristrutturare. Passando per la carenza di dirigenti scolastici i cui posti verranno coperti temporaneamente da presidi di altri istituti. Senza contare il ritardo delle nomine dei prof: ogni anno servono 50 mila supplenti e ogni anno si assiste al solito tour de force per portare in cattedra il corpo docente al completo. Le procedure per le assunzioni sono sempre in ritardo perché se non si fanno prima i contratti a tempo indeterminato non si può procedere con le supplenze. Così c’ è l’ alto rischio che l’ anno parta con molte cattedre vuote, ma anche senza bidelli visto che per procedere con le assunzioni del personale Ata bisogna aspettare gli effetti della spending review che impone a 3.000 docenti inidonei di trasformarsi in amministrativi. Per finire con i tempi scuola massacrati dai tagli. Come accade ad Alessandria dove si sta studiando di tornare alla «scuola solo al mattino» per risparmiare qualcosa anche in riscaldamento e luce.(m.v.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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