Cardiologia, 800 pagine per arrivare al processo
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fonte:
- Gazzetta di Modena
di Pier Luigi Salinaro Un fascicolo di oltre ottocento pagine. Altrettanti atti da studiare, verificando la posizione delle circa venti persone, nella maggioranza medici, per i quali la procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio. È il processo sulla cardiologia del Policlinico sul quale da inizio anno sta lavorando il gip Paola Lo Savio e sul quale non solo le vittime o i familiari delle vittime scomparse, ma anche l’ opinione pubblica, si stanno attendendo una risposta che significa richiesta di giustizia. Proprio nelle scorse settimane, dopo una prima concessione di proroga dei termini chiesta e ottenuto dallo stesso gip, si è mossa anche la procura. È stato lo stesso capo dell’ ufficio, Vito Zincani, a sollecitare il presidente del tribunale Zanichelli, a sgravare di altri fascicoli relativi a processi anche di minore portata, il gip che chiaramente non può accollarsi le decine di spacci di droga e al tempo stesso portare avanti il megafascicolo d’ indagine su cardiologia e quanto accaduto all’ ex reparto di emodinamica del Policlinico. Una richiesta, per altro accolta dal suo collega presidente, quella del procuratore Zincani, anche per fugare eventuali sospetti di “insabbiamento”. Del resto, alla luce degli ultimi avvenimenti, non è nel dna di questa procura sottacere e non prendere decisioni quando queste sono ritenute necessarie in quanto andrebbero a scapito della limpidezza dell’ operato dell’ ufficio. Non per niente proprio per un caso “satellite” all’ inchiesta su cardiologia, lo stesso procuratore Zincani non ha esitato ad aprire un procedimento nei confronti di un collega suo sostituto, il pm Giuseppe Tibis, fino a chiederne il trasferimento ad altra sede (Piacenza). Il motivo causa delle decisione che a Modena non aveva riscontri tanto drastici, il fatto che il pm Tibis aveva più volte violato il sistema informatico dei colleghi che si occupavano dell’ indagine su cardiologia (lo stesso Zincani e il pm Niccolini). Un atto indebito che ha portato il magistrato davanti alla commissione disciplinare del Csm che alla fine, dopo un ricorso dello stesso Tibis, ha ratificato il suo trasferimento alla procura di Piacenza. Ma tornando all’ attesa chiusura dell’ inchiesta da parte del gip, tutto lascia supporre che dopo essere stato sgravato di altri procedimenti di minor entità e comunque non così delicati come quello su cardiologia, è possibile che a fine ottobre, massimo primi di novembre, il procedimento trovi una sua conclusioni che quasi sicuramente si concretizzerà con l’ accoglimento in tutto o in parte delle richiesta formulate dalla procura. Ovviamente con vari gradi di responsabilità sulle persone indagate. Le tappe dell’ inchiesta su quanto accaduto a cardiologia e in particolare ad emodinamica, si possono rapidamente riassumere: a fare data dal marzo dello scorso anno, quando l’ Associazione Amici del Cuore denuncia la Cardiologia del Policlinico, spiegando che nel reparto si eseguono procedure di emodinamica interventista senza la presenza di chirurghi vascolari e di cardiochirurgia. La denuncia viene presentata con una lettera inviata alla Regione. La Regione stessa, di fronte a questo vero e proprio atto d’ accusa, decide di vederci chiaro e istituisce una commissione d’ inchiesta regionale. Il direttore generale del Policlinico Stefano Cencetti rassicura tutti sul funzionamento del reparto, pochi giorni prima del pronunciamento della Regione. Le conclusioni alle quali sono arrivati i medici che hanno composto la commissione regionale sono però pesantissime. Si legge «inappropriatezza nelle indicazioni e nelle gestioni delle complicanze che può essere fonte di rischio e può creare le condizioni per il verificarsi di eventi avversi». Viene formalmente chiesto a Cencetti (all’ epoca direttore generale del Policlinico) di prendere provvedimenti. Il Codacons, che aveva portato in Procura un esposto e una documentazione su decine di casi (oltre 90), difende diversi cittadini che raccontano la loro storia personale in seguito ad interventi subiti nel reparto. Scatta l’ inchiesta della procura della Repubblica. Inizialmente sono due gli avvisi di garanzia. Nel frattempo lavorano anche i Nas per venire in possesso delle cartelle cliniche. Sangiorgi, responsabile del laboratorio di emodinamica, si dimette. Vengono studiati nuovi criteri e vengono chiesti provvedimenti per la professoressa Maria Grazia Modena, in scadenza di contratto, che verrà alla fine sollevata da ogni incarico di primariato, decisione contro la quale la Modena fa ricorso al pretore del lavoro per essere reintegrata. Ma senza fortuna. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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