4 Settembre 2012

La paura dei partiti: elezioni senza vincitori

La paura dei partiti: elezioni senza vincitori

LA BANDIERINA è piazzata a quota trenta per cento. È quello il risultato da raggiungere, nelle previsioni degli aspiranti governatori, per centrare il successo. I leader di partito, e gli architetti delle incerte coalizioni costruite negli ultimi giorni, con quell’ obiettivo mettono a punto le strategie riguardanti liste e candidature. Con un’ unica certezza: chi vincerà non disporrà di una maggioranza all’ Ars. Prospettiva chiara da diverse settimane, che è il vero fatto nuovo di queste Regionali (oltre all’ assenza fra i principali candidati di un ex democristiano). Ciò accadrà, anzitutto, a causa della frammentazione del quadro politico che ha prodotto sinora dodici concorrenti alla poltrona di Palazzo d’ Orleans: Crocetta, Fava, Micciché, Musumeci, il grillino Cancelleri, De Luca e la sua “rivoluzione”, Ferro con i forconi, Gaspare Sturzo (nipote del padre della Dc), Emilia Grasso per il Codacons, il giornalista di Libero Davide Giacalone. Ieri le agenzie hanno battuto i nomi degli ultimi due candidati, in ordine di tempo: Giacomo Di Leo per il partito comunista dei lavoratori e Lucia Pinsone, rappresentante del movimento «Voi» (volontari per l’ Italia). E la lista potrebbe allungarsi. Per la prima volta, da quando è entrata in vigore la legge sull’ elezione diretta del presidente della Regione, i principali candidati non sono i rappresentanti di centrodestra e centrosinistra ma le vecchie coalizioni si sono divise, complessivamente, in almeno quattro tronconi. E i grillini rappresentano una quinta forza che potrebbe superare lo sbarramento del cinque per cento. Facendo di conto, difficile che uno dei candidati possa accaparrarsi più di un terzo dei consensi. E un’ affermazione, con questi numeri, non garantisce la maggioranza. Anche, soprattutto, per via di un’ altra anomalia contenuta nelle leggi elettorali siciliane (quella che regola le amministrative suscitò incertezze e polemiche a maggio). Le norme che disciplinano la distribuzione dei seggi dell’ Ars, infatti, prevedono solo sulla carta un premio di maggioranza: si tratta di un “listino” bloccato, composto da nove candidati che vengono eletti se i partiti collegati al presidente della Regione vincente non raggiungono complessivamente quota 54 deputati. Così dispone la legge regionale del 3 giugno 2005. Dal “listino” possono essere prelevati anche meno di nove deputati, se un numero inferiore basta per raggiungere la soglia dei 54. Nel 2008, ad esempio, Lombardo superò quota 54 grazie ai soli seggi scattati con il proporzionale. Tutti i candidati del listino, in quell’ occasione, rimasero fuori dall’ Ars. Ma se una coalizione si ferma ben al di sotto di quel limite, e il premio di nove seggi non basta neppure per raggiungere la semplice maggioranza (46 seggi), c’ è poco da fare. Il premio di maggioranza si trasforma in un premio per una coalizione che rimane minoranza. Ed è questo il caso in esame: con una cifra di coalizione del 30 per cento, per intenderci, il governatore vincente difficilmente avrà più di 35 seggi (listino compreso). Ecco perché un timore in più circola in questi giorni nella mente degli aspiranti presidenti: quello di non riuscire a governare anche in caso di vittoria. Di lì l’ esigenza di cercare un’ alleanza post-voto, tradendo in questo modo la filosofia dell’ elezione diretta, o di riparare con una robusta campagna acquisti. Pena l’ instabilità e l’ ombra di una mozione di sfiducia. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
emanuele lauria

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