4 Settembre 2012

Il preside: per fare spazio ho trasferito il mio ufficio

Il preside: per fare spazio ho trasferito il mio ufficio 

ROMA – Lui non è di quelli che si spaventano facilmente: Carlo Mari, dirigente scolastico del liceo classico Dante Alighieri di Roma (900 alunni), è stato in passato anche co-reggente del Mamiani, coordinando la gestione di oltre 2.000 studenti. E contro le classi pollaio non ha ricette teoriche, ma pratiche. Perché ha trasferito il suo ufficio da preside e la segreteria al piano di sotto? «Perché noi non abbiamo bisogno di tanto spazio per lavorare, ho preferito cedere quelle stanze ampie agli studenti, per creare aule grandi e spaziose. Certo, non abbiamo più i locali di rappresentanza, ma pazienza». Non poteva fare lavori di ristrutturazione? «Ma no, siamo in un edificio storico al centro di Roma, alle spalle di via Cavour, non si possono fare cambiamenti come se niente fosse. E del resto, volendo rispettare i limiti di spazio fissati dall’ Europa, penso che tutti saremmo considerati più o meno fuori legge. Tendenzialmente stiamo tutti più o meno stretti, non ci giurerei ma credo che due metri quadrati ad alunno non ce li abbia nessuno». Il Codacons dice che voi presidi siete perseguibili penalmente perché autorizzate classi così numerose. «Ma noi siamo in regola con tutto: abbiamo il certificato di agibilità, i controlli su impianto idraulico, elettrico, sicurezza, incendi… Certo, i vigili del fuoco ci danno il nullaosta valutando l’ intero edificio, non le singole aule. Ma non credo sia un fatto formale, penso che ovunque si faccia così». Quanti studenti ci sono in media in ogni classe quest’ anno? «Direi 28, con alcune classi prime oltre i 30. Ma non mi stupisco, ormai andiamo avanti così da tanti anni, e so che non ci sono alternative. Se facessimo classi più contenute, avremmo bisogno di più aule, e non ne abbiamo, oppure dovremmo rifiutare gli studenti». Le è capitato? «Si, solo quest’ anno ne ho rifiutati una quindicina. Se accettiamo studenti è solo per aule capaci di contenerli, altrimenti preferiamo non prenderli». Quanto è difficile gestire classi numerose? «Non è sempre complicato dal punto di vista disciplinare, anche se è vero che su 30 ragazzi è più facile che ci siano casi di studenti indisciplinati o difficili da gestire. Ma sicuramente è difficile per la programmazione didattica: bisogna avere molta accortezza, valutare attentamente i tempi giusti delle verifiche, calibrare l’ attenzione da dare a ogni singolo alunno. Poi bisogna sviluppare una grande capacità di lavorare in squadra, una collegialità maggiore rispetto a classi meno numerose». Qual è secondo lei la classe ideale? «Una dove ci sono 23-24 alunni al massimo. Le condizioni ideali perché si lavori bene e ciascuno abbia gli spazi adeguati». V.San. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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