9 Agosto 2012

Ma quale città aperta Il Wi-Fi del Comune non va

Ma quale città aperta Il Wi-Fi del Comune non va

 

 
Avevano scelto i social network
per annunciare il grande
cambiamento: Milanoavrà leantenne.
Quelle Wi-Fi, per il collegamento
ad internet senza fili. In totale,
per il primo mese di esercizio,
avevano previsto cinquecento
hotspot funzionanti in 258
punti della città. Tutto questo per
arrivare a essere una Milano 2.0,
in linea con tutto il resto delle città
europee e non. La grande copertura
era arrivata, il 31 luglio scorso,
grazie alla giunta arancione e
al nuovo progetto «Open Wifi Milano
». Con vanto, già l’1 agosto, il
Comune postava sulcanale Twitter
@openwifimilano i primi dati
del successo tecnologico: «I primi
numeri del pre-esercizio di
#OpenWiFiMilano. Il 31/07: 277
registrazioni con 425 accessi effettuati
della durata media di 24
minuti». Un successo, esaltato
dalla giunta Pisapia, ma che non
ha convinto un granchè la maggior
parte dei cittadini. «Ma questo
Wi-Fi funziona davvero?».
Noi abbiamo provato e il risultato
è che, attualmente, Milano è
tuttotranneche collegata alWorld
Wide Web. Abbiamo girato con
un iPhone e un iPad tra le mani
tentando di collegarci ad una delle
molteplici nuove antenne cittadinema,
dopo aver visitatoben
8 punti di interesse turistico e cittadino,
da Piazza Duomo al Castello
Sforzesco, il risultato è che
OpenWiFi Milano è una connessione
cometa. Ogni tanto arriva,
mapoi sparisce subito. Stando al
sito www.info.openwifimilano.it
la registrazione dovrebbe essere
facile e veloce. Ad arrivarci, alla
registrazione. Il primo vago segnale
dell’esistenza di una rete
internet l’abbiamo in zona
Amendola Fiera: il nostro iPhone
rileva infatti un timido segnale
chiamato «openwifimilano» che
però, scompare subito. Procediamo
verso Piazzale Cadorna: fermi
al centro della piazza, il naso fisso
sul tablet e sullo smartphone,
procediamo con i primi tentativi.
Là dove l’iPad rileva la rete,
l’iPhone pare continuare a non
vedere nulla. Cerchiamo una delle
antennine, ci avviciniamo un
po’di più. Nessun risultato. Forse
forse arrampicandoci sull’ago…
desistiamo. Ma all’improvviso
ecco comparire due tacche: fermi
immobili sotto il sole continuiamo
a provare. Dopo un paio di
tentativi crolla di nuovo la connessione
e sul nostro smartphone
compare «Impossibile accedere
alla rete». Proviamo a spostarci
più in là, al numero 35 di
Foro Bonaparte, proprio a 50 metri
dall’ago, il WiFi è già un lontano
ricordo.
AL CASTELLO E BRERA
Nulla di fatto, forse in Piazza
Castello ci andrà meglio. Seduti
sul bordo della fontana, avvistiamo
un turista con il suo portatile.
E una chiavetta per la connessione.
Perché anche al Castello Sforzesco
le tacche del Wifinonci sono.
Una sola, inutile qualsiasi
tentativo. Il tour continua verso la
zona di Brera. In via San Marco la
mappa del sito del Comune indica
la presenza di un hotspot già
installato. Davvero? Naso all’in –
sù, tablet alla mano. Nessun segnale.
Il WiFi qui nemmeno viene
rilevato. Iniziamo a pensare che
sia una delle tante leggende metropolitane
che hanno come
sfondo Milano. Iniziamo a convincercene
arrivati in Piazza San
Babila. Nessuno dei due dispositivi
rileva la rete. Qualche passo e
tiriamo un sospiro di sollievo: c’è
vita nel WiFI milanese. Piazza San
Babila, ma anche in Galleria. Ma
la connessione c’è e-non c’è, non
è stabile. Non riusciamo nemmeno
ad aprire la pagina per la registrazione.
In Duomo poi, rimaniamo
allibiti: la rete c’è, per tutto
il perimetro della Piazza ma arrivati
davanti a Palazzo Reale, più
nulla. Lì dove ci sono più turisti il
WiFi non esiste. Misteri delle connessioni
internet libere. L’ultimo
tentativo lo facciamo in Piazza
Scala. Accaldati ci sediamo su
una delle panchine all’ombra e
qui facciamo una scoperta:Open
WiFi Milano esiste e ne vediamo
la pagina principale. Completiamo
tutti i campi richiesti, clicchiamo
con entusiasmo sul «ricevi
codice di conferma via sms» e lì
la sorpresa: «Impossibile aprire la
pagina, server non disponibile».
Non vogliamo crederci. Riproviamo.
Nulla. Ci guardiamo attorno,
ci chiediamo il perché.
ENGLISH SCONOSCIUTO
Un turista vedendoci scuotere
l’iPad ci avvicina chiedendoci in
un inglese improvvisato aiuto.
«Non parlo italiano, come posso
utilizzare questo servizio?». La
pagina di Open WiFi Milano non
offre la possibilità di cambiare
lingua. Non in inglese, non in
spagnolo. Nulla. «Come posso fare?
» Mi indica il suo smartphone.
Non può. Gli spieghiamo che il
servizio di Open WiFi Milano funziona
solo per sim e numeri italiani.
Per utilizzarlo sul suo cellulare
o tablet deve rivolgersi ad un
qualsiasi Atm Point fornendo un
documento d’identità per aumentare
la sicurezza. «Sicurezza?
Io voglio solo controllare la mia
posta elettronica». Come dargli
torto? Ci scusiamo noi, a nome
della giunta milanese e ci allontaniamo.
Proviamo a collegarci e a
cercare qualche informazione. La
beta del servizio aveva già subito
degli intoppi sull’invio delle password
via sms. La stessa rete avava
già avviato un servizio di risintonizzazione
a pochi giorni
dall’attivazione. Il Codacons,
all’annuncio della rete senza fili
su Milano, temeva per la salute
dei cittadini e in particolare dei
più piccoli: «Stop alla corsa alWi-
Fi, almeno vicino a scuole, parchi
e asili». L’esposizione a campi
magnetici durante la gravidanza,
affermavano, aumenterebbe il rischio
obesità per i nascituri. Nessun
rischio quindi per i piccoli
milanesi di domani, snelli e poco
telematici.
Il progetto Free WiFi è costato
al Comune di Milano ben 950mila
euro e il nome «openwifimilano
» è del tutto provvisorio. Dopo
l’estate saranno infatti i dipendenti
dell’amministrazione a ribattezzare
il servizio, scegliendo
il nome definitivo attraverso un
sondaggio. Questo progetto i numeri
per fare successo sembrava
averli tutti. Eppure qualcosa non
sembra funzionare. Milano è, per
questa volta, ancora esclusa dal
World Wide Web.
 
 
 
 
 

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