8 Agosto 2012

Recessione Italia, Pil giù del 2,5%

Recessione Italia, Pil giù del 2,5%

ROMA – La recessione si consolida verso dati peggiori del previsto mentre continua il calo della produzione industriale. Secondo i dati Istat diffusi ieri il Prodotto interno lordo nel secondo trimestre è crollato del 2,5% rispetto a un anno prima (-0,7% sul trimestre precedente) e si avvia a chiudere il 2012 a meno 1,9% se i prossimi mesi registreranno crescita zero. Una prospettiva difficile da realizzare, mentre le stime di Confindustria e di Intesa San Paolo parlano di una chiusura a fine anno a meno 2,4. I pessimi dati della produzione industriale indicano una diminuzione a giugno dell’ 8,2% rispetto allo stesso mese del 2011 mentre nel trimestre aprile-giugno il calo tendenziale è stato dell’ 1,7% e dell’ 1,4 a giugno su maggio. L’ Italia, con questi dati, si conferma la pecora nera tra i più importanti Paesi europei e il governo sarà costretto a rivedere tutta la sua filiera di calcoli visto che nel Def di aprile il calo del Pil per il 2012 era stimato a meno 1,2%. La Germania, come del resto tutte le altre economie europee, riduce la sua velocità di crescita ma il tendenziale per il 2012 è fissato a più 1,2%, in Francia a più 0,4%, in Gran Bretagna a meno 0,7% e anche la disastrata Spagna è per ora attestata su una previsione di meno 1,2%. L’ Istat, nel diffondere la sua stima flash sul Pil, non entra nel dettaglio dei settori, ma precisa che il calo «congiunturale del Prodotto interno lordo è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica come l’ industria, i servizi e l’ agricoltura». Per quanto riguarda la produzione industriale – dove il centro studi di Confindustria riduce il calo a luglio con una stima di meno 0,4% – la contrazione risparmia solo l’ attività estrattiva. Per il resto è un duro elenco di dati negativi compreso il made in Italy. Le diminuzioni più ampie colpiscono proprio le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori con un meno 14,6%, i beni di consumo calano dell’ 8% e i beni strumentali del 7,5%. Secondo i dati diffusi da Confindustria Anie, i comparti dell’ elettronica hanno accusato cali del 9% e quelli dell’ elettrotecnica dell’ 11,3%. Lo scenario è dunque estremamente preoccupante. Al quale va aggiunto il record negativo del ricorso alla cassa integrazione che, secondo i calcoli della Cgil, nei primi sette mesi dell’ anno ha coinvolto oltre 525 mila lavoratori a zero ore: a luglio, rispetto a un anno fa, l’ aumento della Cig è stato del 44,2%. Le reazioni non sono mancate. Per i consumatori del Codacons «il ceto medio è stato strangolato dalle manovre e ora il governo Monti deve fare un decreto salva famiglie». E chiede un contributo di solidarietà, come quello immaginato dall’ ex ministro Giulio Tremonti nell’ agosto 2011, del 5 e del 10% per chi dichiara più di 90 mila e 150 mila euro l’ anno di reddito. Critico contro Monti anche il leader della Uil Luigi Angeletti secondo il quale – intervistato da Radio 24 – «questa recessione è il risultato della politica fiscale del governo dei tecnici che ha reso la crisi in Italia più acuta rispetto a quella degli altri Paesi». Per il segretario del Pd Pierluigi Bersani i dati sul Pil «sono molto preoccupanti, in Europa serve una politica più solidale, servono politiche per la ripresa e la crescita». R. Ba. RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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