22 Luglio 2012

Lo Stato svelato da un floppy…

Lo Stato svelato da un floppy…

E intanto segnata da un immediato incidente, anche se non gravissimo, come il rovesciamento in mare di una gran quantità di ferro prelevato dalla nave crociera e che veniva trasportato su una chiatta. Ieri questo gioco di specchi lo si poteva leggere nel ruolo della giustizia. Rinviare l’ incidente probatorio al 15 ottobre immaginando un processo per l’ inizio dell’ anno prossimo è, nonostante quella parola rinvio, un buon segnale. Se davvero a 12 mesi dalla tragedia, la Procura di Grosseto riuscirà a chiudere l’ inchiesta e portare i responsabili di questa sciagura davanti a un tribunale sarà un risultato davvero importante. Una prova di capacità di lavoro della pubblica accusa e dei periti che sono stati chiamati a scavare dentro una grande quantità di materiale che arriva dalla scatola nera e dagli strumenti di bordo. Nonostante insomma un lavoro complesso che impone di guardare oltre la guida spericolata di capitan Schettino e una plancia di comando distratta e accondiscendente, visto che – come i periti del Codacons stanno sottolineando con grande efficacia – ci sono da vagliare in profondità altre responsabilità, legate ad esempio al disinvolto uso delle paratie stagne e al funzionamento della strumentazione di navigazione. Ma qui entra l’ altra faccia di una giustizia e di un paese che non funziona. In questa ricerca della verità una burocrazia ottusa, lenta, inefficiente mette lo zampino: per avere copia dei documenti dell’ indagine – per lo più chiaramente di tipo elettronico, tracciati video, file audio – lo Stato, attraverso il ministero di Grazia e Giustizia, chiede alle parti civili (dai familiari dei naufraghi alle associazioni di tutela dei consumatori, appunto) da un minino di 18mila euro fino addirittura a oltre 32mila euro. Perché? Perché i diritti di copia sono ancora calcolati sulla base di un regolamento del 2002. Sì quando ancora esistevano i floppy disk e non c’ era traccia di tecnologie come i dvd blu-ray che costano un pugno di euro e dove è possibile archiviare in tempi brevi e con costi infinitesimali una mole immensa di dati. Per farne 60 lo Stato chiede invece 17.700 euro! Si avete letto bene e di grazia che il Tribunale di Grosseto ha scelto l’ interpretazione più favorevole delle tariffe. Vecchi restano i regolamenti, vecchi gli strumenti in mano agli uffici pubblici: anche così si mostra il volto peggiore di uno Stato arretrato, inefficiente, lento nel mettersi al passo (in dieci anni non sa modificare un tariffario seguendo l’ evolvere della tecnologia), rapacissimo nel prendere ma incapace di dare servizi all’ altezza. E purtroppo è una lezione che non si ferma a quei floppy disk che non esistono più. Roberto Bernabò.
 
 

 

 

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