Serrata benzinai, no del Garante
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fonte:
- Corriere della Sera
MILANO – Automobilisti nel mirino. Il primo grande esodo estivo di inizio agosto si preannuncia particolarmente critico, e non solo per questioni meteo. Questa volta, a differenza degli anni passati, non sarà però il caro carburanti a dominare la scena (anche se da ieri i prezzi hanno ripreso a salire dopo gli sconti del fine settimana). Adesso il rischio – forte – è di non poter fare proprio benzina. Di trovare le stazioni di servizio chiuse, impianti self service compresi, con i benzinai, anche quelli della rete autostradale, che hanno deciso di incrociare le braccia da venerdì 3 a domenica 5 agosto. Ma prima di quel weekend, altre forme di protesta complicheranno non poco la vita di chi viaggia. Da lunedì prossimo, tanto per cominciare, salterà l’ accordo compagnie-gestori sul prezzo massimo di rivendita dei carburanti. Il che significa prezzi in libertà. Verso l’ alto, senza limiti o vincoli di sorta. E poi, la settimana successiva, a partire da lunedì 30, non saranno più accettati i pagamenti del rifornimento con carte di credito, bancomat o carte bancarie. Insomma, quasi uno scenario apocalittico per chi è costretto a usare l’ automobile. Il motivo? La protesta dei benzinai. Contro le compagnie petrolifere, contro l’ associazione dei bancari Abi, e anche contro il governo. Protesta che, dicono gli stessi benzinai, intende denunciare a gran voce «accordi collettivi scaduti e non rinnovati; margini tagliati unilateralmente fino al 70%; licenziamenti forzati degli addetti alla distribuzione; rifiuto di adottare diverse tipologie contrattuali; discriminazioni sui prezzi, che spingono fuori mercato migliaia di impianti e vendite autostradali totalmente cannibalizzate». La minaccia è forte. «Ma si tratta di sopravvivenza», dice Alessandro Zavalloni, della Fegica, una delle tre sigle sindacali di categoria (le altre sono Faib della Confesercenti e Figisc-Anisa della Confcommercio), che data la circostanza si sono rinsaldate tra loro, dopo le divergenze dei mesi passati. «Ci troviamo a combattere ogni giorno contro un crollo delle vendite senza precedenti, con i petrolieri che approfittando della confusione politica e della crisi che ingessa il Paese, vogliono regolare i conti con un’ intera categoria di lavoratori. E tutto questo con la responsabilità diretta e colpevole del governo che, nonostante 14 differenti sollecitazioni formali e appelli negli ultimi 5 mesi, si è sistematicamente sottratto a qualsiasi tipo di confronto ed è inerte di fronte alla violazione delle leggi in vigore. Compresa quella recentissima del decreto liberalizzazioni, rimasta lettera morta nella parte sostanziale». A questo proposito Zavalloni cita l’ esempio della norma, tuttora aggirata, che avrebbe dovuto garantire la gratuità dei pagamenti con carte di credito e bancomat sia ai consumatori sia ai gestori. «Invece le banche pretendono il pagamento delle commissioni minacciando, in caso contrario, la disdetta del servizio». La situazione così come si presenta appare dunque complessa. Eppure qualche margine di manovra per scongiurare la serrata c’ è. Al di là della presa di posizione del Garante sugli scioperi, intervenuto per ricordare che il 3 agosto rientra tra i giorni di «franchigia» durante i quali l’ accordo di autoregolamentazione della categoria esclude la possibilità di scioperare, i gestori si aspettano anche un segnale dal governo: «Gli spazi per un intervento ci sono tutti, basta volerlo. Noi aspettiamo solo di essere convocati». E mentre i consumatori del Codacons sono già pronti a denunciare alla Procura e alla Commissione di garanzia i benzinai che aderiranno alla serrata, dallo stesso Garante sugli scioperi è arrivata in serata la disponibilità a una mediazione tra le parti, sin da oggi. Gabriele Dossena [email protected] RIPRODUZIONE RISERVATA.
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