Cinquantamila euro a intervista: la stampa fa l’inchino a Schettino
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fonte:
- Libero
Ci manca solo che “l’inchi –
no”ora lo facciamo noi giornalisti.
Ci manca solo d’ancorarci all’ani –
ma nera di Francesco Schettino, ai
trentadue morti che gli galleggiano
nella coscienza, alla mezzanotte
d’infamia del Concordia.
Ci manca solo che, d’ora in poi –
come ha fatto l’altra sera il programma
Quinta colonna di Canale
5, spero non pagando – che i media
illuminino il faccione del comandante
del Giglio, mentre vende
la sua versione della tragedia
con base d’asta di «offerta intorno
ai 50 mila euro». A tanto ammonta,
infatti, il prezzo che Schettino
ha fissato per l’esclusiva delle proprie
interviste, aggiungendo con
orgoglio di avere già «la proposta
di un canale televisivo e di un settimanale
»; e nonabbiamomotivo
per non credergli. E non è escluso
che il prezzo salga con lo share,
tanto per parlarci chiaro. L’avvo –
cato Paolo Bastianini difensore
del capitano è perentorio: «Inutile
correre fino a Meta di Sorrento (il
paese natio, che fa gli fa quadrato
attorno, ndr): Schettino non uscirà
di casa e nonparlerà. Chiunque
andrà, rimarrà davanti alla porta».
E così, dopo l’ipotesi terrificante di
un libro per un editore Usa, spuntano
le interviste a pagamento.
E hai voglia a giustificare che
per pagarsi le spese processuali a
Schettino non basterebbe una vita
. E hai voglia a gridare, come fa il
Codacons di Carlo Rienzi sedicente
paladino dei consumatori,
che «i compensi che il comandante
Francesco Schettino riceverà
dai mass media italiani e stranieri
per eventuali interviste esclusive,
devono essere sequestrati ascopo
cautelativo». Hai voglia, perfino, a
ricordare, in una sorta di mantra
collettivo, che contro il comandante
codardo, la procura di Grosseto
ha formulato le accuse di
omicidio plurimo colposo, naufragio,
abbandono di incapaci,
abbandono della nave e omessa
comunicazione alle autorità marittime.
Non serve nemmeno che
alcuni dei parenti delle vittime
commentino con dignità: «In
questo Paese non c’è giustizia. Le
leggi favoriscono chi sbaglia e non
tutelano i cittadini, le vittime. È vero:
un uomo è innocente fino al
giorno in cui non interviene una
sentenza della Corte di Cassazione
ma, è assurdo che dopo 5 mesi
“
.
e mezzo il principale indagato per
quanto accaduto davanti al Giglio
sia già fuori, libero di godersi il sole
e il mare». Schettino è fuori, con
tutto il fragore della suaincompetenza.
Ma rimane sempre in grado
di torcere la realtà, perchè «è stato
il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere
il mare a farmi fare
quella sterzata repentinaadritta»,
dice lui «in quel momento una
mano divina si è sicuramente posata
sulla mia testa. Se avessi continuato
su quella rotta, avremmo
colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe
stata un’ecatombe». L’eca –
tombe c’è stata, ma è un olocausto
di dignità collettiva. «Chi sperava
di incontrare Schettino per strada
è rimasto deluso…», rimarcava ieri
l’inviato proprio di Quinta Colonna
(massacrato su Twitter). Ma
chi spera d’incontralo? Schettino
rappresenta tutto ciò che l’Italia
non dev’essere. Nemmeno per
chi di mestiere cerca notizie.
Il Concordia, certo, è un paradosso
moderno: coacervo di misteri
e di eroismi, di palese idiozia
e d’insospettata solidarietà. Ma,
nonostante i paragoni suggestivi
emanati dalla letteratura, qui non
siamo affatto sulla Patna, la goletta
carica di pellegrini diretti a La
Meccae abbandonati da Lord Jim
nella tempesta. Anzi. La sola cosa
certa è che Schettino, appunto,
non è l’eroe di Conrad. Che ebbe
la forzadi nonammazzarsi, diforzarsi
a una seconda possibilità; e
di procurarsi, infine, da solo, una
morte valorosa. Schettino deve rimanere
un memento silenzioso.
Tra il diritto di cronaca a pagamento
e il diritto all’oblio dei morti
in mare, adesso sarebbe il caso
prevalesse il secondo…
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