7 Luglio 2012

Le famiglie fanno più fatica: potere d’ acquisto giù del 2%

Le famiglie fanno più fatica: potere d’ acquisto giù del 2%

DA MILANO GIUSEPPE MATARAZZO G li effetti della crisi sulle famiglie italiane continuano a farsi sentire. Duramente. Sul fronte dei redditi (sempre in calo) e quindi del potere d’ acquisto rispetto ai prezzi. Le famiglie fanno fatica a reagire. Anzi, l’ impressione è di un maggiore ripiegamento, anche psicologico, in cui i timori sono superiori alla fiducia per il futuro, condizionandone gli stili di vita e i consumi. Considerazioni che nascono dai dati diffusi ieri dall’ Istat: nel primo trimestre del 2012, tenuto conto dell’ inflazione, il potere d’ acquisto delle famiglie con- sumatrici, cioè il reddito disponibile in termini reali, è calato dell’ 1% su base congiunturale del 2% su base annua. Reddito che si è contratto in valori correnti dello 0,5% sul trimestre precedente, mentre risulta in aumento dello 0,9% su base annua. Una crescita ben lontana dal recupero dell’ inflazione, al 3,3%. E nonostante la «crisi» del reddito, la propensione al risparmio, misurata al netto della stagionalità, è migliorata: ferma al 9,2% su base congiunturale, ma in aumento (+0,4 punti percentuali) in termini tendenziali. Se c’ è un margine di liquidità da spendere insomma, le famiglie italiane preferiscono tenerselo in «cassa». Per affrontare, eventualmente, nuove difficoltà. Così mentre l’ Europa spinge su una politica monetaria espansionistica, abbassando il costo del denaro, la risposta dei consumatori non è quella di far circolare la moneta. Ma di chiudersi a riccio. Non più spesa, ma risparmio. D’ altra parte, molti economisti hanno evidenziato come una politica monetaria ‘accomodante’, di fronte a una crisi dei consumi e soprattutto di fiducia, pur essendo positiva, rischia di non essere molto efficace e diventare addirittura una «trappola». Ma deve essere affiancata a misure per la crescita che generino un nuovo circolo virtuoso per l’ economia. Invece, in questo contesto il tasso d’ investimento delle famiglie consumatrici (definito dal rapporto tra gli investimenti fissi lordi, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e il reddito disponibile lordo) cala: è stato pari al 6,7%, in diminuzione dello 0,2% sul trimestre precedente e di 0,4 punti rispetto ai primi tre mesi del 2011. Gli investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici hanno subito una consistente contrazione, diminuendo del 2,7% in termini congiunturali e del 4,6% su base annua. Per quanto riguarda la spesa per i consumi finali, nei primi tre mesi del 2012 è scesa dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre risulta in rialzo dello 0,4% su base annua. Dati che il Codacons giudica «peggiori » rispetto a «qualsiasi previsione ». Per l’ associazione si tratta di «un segno evidente che le famiglie sono oramai allo stremo, e che i provvedimenti adottati dal Governo, a partire dall’ aumento dell’ Iva, hanno avuto effetti devastanti sulle tasche degli italiani». Per Federconsumatori e Adusbef «la caduta complessiva della capacità d’ acquisto a partire dall’ inizio della crisi ammonterà a fine anno al -11,8%». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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