«Peli e cibo cattivo» Mensa in tribunale
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fonte:
- Libero
«Peli e cibo cattivo» Mensa in tribunale
Class action del Codacons. L’azienda: «Accuse vecchie»
MICHELA RAVALICO
Le mense del Comune
trascinate in tribunale. Il Codacons
ha aperto una class action
contro Milano Ristorazione, la
società comunale che dal 2001
prepara tutti i pasti per tutti i
bambini delle scuole della città.
La difesa: «Siamo cambiati, e
miglioreremo ancora». Questa
la prima risposta dell’azienda
comunale, che invita le associazioni
dei Consumatori e le Commissioni
Mensa alla riunione in
programma per il 16 luglio 2012
dove si metteranno le fondamenta
per la redazione della
Carta dei Servizi di Qualità. Il
presidente del Codacons, Marco
Donzelli, non risponde neppure.
«Sono 3 anni che stiamo
raccogliendo materiale, testimonianze,
racconti per produrre
questa class action – racconta
– noi abbiamo sempre partecipato
alle riunioni sulla qualità,
in passato abbiamo mandato
delle diffide, ma visto che i risultati
sono stati scarsi o nulli abbiamo
deciso di andare avanti».
Tre i pilastri di questa azione
collettiva: la cattiva qualità di
molti cibi (che si basa sulle testimonianze
dei genitori che fanno
parte delle commissioni
mensa, con i casi più clamorosi
delle mozzarelle blu, i peli di bovino
nella lasagna, i succhi di
frutta al posto della vera frutta.
Secondo cardine su cui si fonda
l’azione collettiva è la non corrispondenza
tra quanto promesso
nel contratto e quanto realmente
offerto. Per esempio le linee
guida di MiRi prevedono di
offrire cibi biologici, e invece di
biologico non c’è nulla; inoltre i
prodotti dovrebbero essere tutti
di provenienza europea, invece
c’è il merluzzo del Sudafrica, i
fagioli dell’Argentina, i ceci della
Turchia. Infine, terzo punto
chiave della class action, la richiesta
economica viene definita
vessatoria. Le famiglie, infatti,
sono tenute a pagare il servizio
per l’intero anno, e dunque a
pagare anche quando il figlio
non è a scuola perché ammalato
o addirittura quando ci sono
scioperi del pubblico servizio. Il
costo medio di un pasto è di 5
euro e le rette oscillano tra 680
euro all’anno per i redditi più
elevati, al minimo di 236 euro.
«La nostra richiesta – spiega
Donzelli – è che vengano restituiti
ai genitori tutti i soldi di un
servizio mai goduto. Inoltre
chiederemo il risarcimento per
il danno esistenziale verso i
bambini, in quanto categoria
sociale più debole che andrebbe
maggiormente tutelata. Il ragionamento
vale sia perché
mangiare sano significa far crescere
bene il bambino, ma soprattutto
perché il bambino è
inerme, non può replicare. E in
questo caso la violenza di imporgli
un cibo sbagliato è ancora
più grave».
Intanto le carte del Codacons,
che sono state inoltrate al Tribunale
in questi giorni, dovranno
essere accettate. Solo in quel
caso tutti i genitori che vorranno
potranno aggiungersi alla
class action.
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