Commercio, contro la crisi nera l’ ultima chance sono i supersaldi
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fonte:
- Repubblica.it
alte adesioni alle prevendite, ma nel primo trimestre hanno chiuso 79
negozi. sabato sarà il banco di prova definitivo, ma il codacons è
pessimista: “vendite in calo del 20 per cento”
Non si erano fatti molte illusioni, i negozianti, perché la crisi dei consumi è un tormentone che si trascina da due anni buoni. Le vendite promozionali, quel mese di prezzi speciali che finirà sabato con l’ avvio ufficiale dei saldi estivi, non hanno certo risollevato le sorti dei commercianti milanesi. «Il riscontro è stato positivo in termini di adesione dei negozianti, un po’ meno il totale degli incassi, anche se la boccata d’ ossigeno è servita», ha riferito Massimo Torti, segretario generale di Federmoda Lombardia. In un’ audizione in Commissione Commercio del Comune e alla presenza dell’ assessore alle Attività produttive Franco D’ Alfonso, le associazioni di settore hanno fatto il punto, a un mese dal varo del provvedimento regionale che ha abolito il divieto di fare vendite speciali pre-saldi. «Le promozioni consentono margini di guadagno maggiori rispetto ai saldi – spiega Torti – e sono stati uno strumento utile ai negozi multimarca che, contrariamente alle grandi griffe, non hanno mai potuto fare quei pre-saldi, con tanto di invito, alla clientela affezionata». Il marketing, insomma, non è per tutti «e con questa nuova legge – ha sottolineato Renato Borghi, presidente di Federmoda Milano – viene data a tutti la possibilità di operare sul mercato con le stesse regole». Per l’ assessore D’ Alfonso «il compito del Comune è quello di vigilare sulla libera concorrenza e tutelare i consumatori, affinché – continua l’ assessore – non si facciano saldi mascherati da promozioni». Se la prima settimana di avvio del provvedimento hanno aderito in pochi, negli ultimi giorni sono stati rari gli esercizi che hanno rifiutato la politica di ribassi. Ma secondo i dati Federmoda solo tra gennaio e marzo 2012 hanno chiuso i battenti in città 79 negozi di abbigliamento, a fronte di 39 imprese nuove: un saldo negativo di 45 negozi, una débacle che non ha precedenti. La prova vera, la resa dei conti avverrà sabato con un avvio dei veri saldi. Il Codacons vede nero: «Complice la concomitanza con Imu e i balzelli governativi – stima Carlo Rienzi, presidente dell’ associazione di consumatori – le vendite fletteranno del 20% rispetto allo scorso anno». Gli scaffali dei negozi, in effetti, sono zeppi di invenduto, buon per chi ha bisogno di rifarsi il guardaroba estivo a prezzi convenienti. Ai commercianti serve liquidità per poter rifocillare i negozi con le collezioni prossime. Sbarazzarsi dell’ invenduto, anche sottocosto, diventa un obbligo per sopravvivere. Inevitabile uno sguardo più in là nel tempo: i buyer italiani, i commercianti, grossisti e dettaglianti poco importa, presenti a giugno a Milano Moda Uomo, una delle principali manifestazioni del settore, sono calati di quasi il 10% e i loro acquisti per le prossime stagioni sono stati limati all’ osso. Non è un buon segno, è la prova che si immaginano consumi ancor più in contrazione e che chi vende non vuol più rischiare. Meno provviste, meno assortimento. E i saldi del 2013, per chi divora le super occasioni, saranno anche loro più scarni.
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