Vendite in flessione E la spesa pro capite non supererà i 90 euro
Previsioni nere, quelle presentate dalle associazioni di consumatori, ma anche dalle categorie del commercio per questi saldi estivi 2012. Secondo il Codacons si registrerà infatti nella capitale una flessione delle vendite nell’ ordine del 15% rispetto allo scorso anno, con punte del 30% per i piccoli negozi. Questo, per effetto dell’ entrata in vigore dell’ Imu, delle «tasse e balzelli introdotti dal Governo, della crisi ancora in corso e della scarsa fiducia dei cittadini nel futuro economico nel nostro paese». L’ unica speranza, secondo l’ associazione dei consumatori, è rappresentata dagli stranieri. La spesa procapite media nel periodo di sconti, sempre secondo il Codacons, non supererà i 90 euro. «Il dato è particolarmente negativo», spiega il presidente Carlo Rienzi, «considerato che già lo scorso anno si era registrato un analogo crollo delle vendite». Si registrerà poi una riduzione delle vendite anche nei centri commerciali e negli outlet, che negli anni passati avevano retto all’ ondata di crisi. «Speriamo che i saldi possano concedere una seppur breve boccata di ossigeno al settore moda, che sta soffrendo in modo particolare», ha affermato anche il presidente di Confcommercio Veneto Massimo Zanon. «Nei primi 6 mesi dell’ anno il settore ha registrato un calo delle vendite complessivo (grande, media e piccola distribuzione) rispetto al 2011 di oltre il 7%, che diventa un -10% circa per i negozi “tradizionali”. E anche se la grande distribuzione, che l’ anno scorso aveva retto l’ urto della crisi, quest’ anno mostra segni di cedimento, chi soffre di più sono indubbiamente i negozi plurimarca di qualità, che operano sul mercato interno», prosegue Graziella Basevi, responsabile regionale di Federmoda. Per il secondo anno consecutivo, tutte le regioni partiranno all’ unisono, per evitare sperequazioni tra regioni contermini. Ma il fatto che le vendite promozionali nei 30 giorni prima dei saldi siano consentite in tutte le regioni confinanti (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Trentino e, dal 9 giugno di quest’ anno, anche in Lombardia) tranne che in Veneto, fa riflettere: la diversità rischia infatti di trasformarsi per i commercianti veneti in danno. A.G.
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