27 Giugno 2012

Il Dalai Lama placa le polemiche «Arrabbiarsi è davvero inutile»

Il Dalai Lama placa le polemiche «Arrabbiarsi è davvero inutile»

MILANO – L’ intelligenza e la rabbia. Sarà un caso, ma uno dei passaggi più lunghi del discorso del Dalai Lama in Consiglio comunale a Milano sembra calzare perfettamente con quello che è successo nei giorni scorsi: la cittadinanza onoraria prima deliberata e poi ritirata, le pressioni dell’ ambasciata cinese, le polemiche, lo scambio di accuse, insomma, prendendola, alla larga tutto il teatrino della politica: «Non dobbiamo far crescere la rabbia dentro di noi- ha detto Sua Santità ai consiglieri riuniti -È importante usare l’ intelligenza e sviluppare le qualità positive della nostra mente. Se faccio crescere la rabbia mi danneggio, sto male, a livello fisico e psicologico e non dormo di notte. Con l’ intelligenza capisco che è inutile arrabbiarsi. È un ragionamento che tutti possiamo fare». Basta un piccolo trattato spiritual-fisiologico del premio Nobel per riportare un po’ di serenità tra gli animi esacerbati. Anche se qualcuno ancora non si rassegna. Come il Codacons che ha deciso di ricorrere al Tar per il mancato conferimento della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyatso. Come la decina di manifestanti del Pdl che hanno alzato uno striscione con scritto «Pisapia vergogna, i diritti civili non si svendono». Come gli strascichi di polemiche che per qualche minuto ancora infiammano il cortile di Palazzo Marino. «Non credo che siamo stati poco coraggiosi -dice il sindaco Giuliano Pisapia -Il Dalai Lama mi ha detto che quello che abbiamo fatto è il meglio che potevamo fare. Credo che l’ incontro di oggi sia un segnale importante per la città e per l’ intero Paese». La guida spirituale del buddismo arriva in piazza della Scala alle 10 e un quarto. La zona è blindata. Gli si avvicina una bambina. Arriva da Genova con i genitori. Gli consegna un mazzo di fiori. Sua Santità varca il portone del Comune accarezzando la barbetta di un vigile. C’ è emozione. Pisapia lo accoglie nel suo studio e gli offre il sigillo di Milano. Venti minuti di colloquio. Intanto l’ aula di Palazzo Marino si riempie. Come la Sala Alessi dove si assiepano i milanesi che hanno voluto rendere omaggio al Dalai Lama. Pochi i consiglieri con la sciarpa bianca. Due leghisti con la bandiera tibetana. Entra Sua Santità, tutti in piedi. L’ aula applaude. Lui a mani giunte sul viso ringrazia. «Lei oggi ci ha fatto un dono prezioso e in cambio non ci chiede niente» lo saluta Pisapia. Parla del suo amore per l’ India, dei suoi viaggi, di «persone felici» nonostante la povertà: «Davanti -dice Pisapia -non vedo il buio, all’ orizzonte vedo l’ arcobaleno». Chissà se il Dalai Lama sa che l’ arcobaleno è stato uno dei Leitmotiv della campagna elettorale di Pisapia. Sicuramente no. Ma il duetto funziona lo stesso: «Ha ragione il sindaco – replica Sua Santità – nel dire che vediamo la luce dell’ arcobaleno e non solo il buio per me questa è una parola di grande gioia». Il Dalai Lama è perfettamente a suo agio. Aiuta il sindaco ad alzare il microfono, riempie d’ acqua il bicchiere del suo interprete. Ride e sorride. Chiama fratelli e sorelle i consiglieri «perché i titoli onorifici passano – dice rivolgendosi al sindaco – mentre fratelli e sorelle è per tutta la vita». Ricorda che la sua autorità è solo spirituale. Quella temporale di guida politica del Tibet è finita da tempo. Parla di felicità, di tolleranza, di rispetto, di crisi dei valori materiali. «Uno dei grandi insegnamenti dell’ India è la non violenza e l’ armonia e il rispetto tra le religioni. Ma bisogna imparare anche il rispetto per i non credenti. Questa è una tendenza importante per i tempi moderni e per la quale mi impegnerò fino alla fine della mia vita». Fuori gli ultimi strascichi. «Vile e vergognoso comportamento tenuto dai partiti della maggioranza» attacca il segretario del Pdl, Giulio Gallera. «Ipocriti Pdl e Lega che usano un uomo religioso e di pace per fare una battaglia contro il sindaco» replica la capogruppo del Pd, Carmela Rozza. Ma il Dalai Lama è già lontano. È al Dal Verme a parlare con gli studenti universitari e vola molto oltre la cittadinanza onoraria milanese. «Il perdono non è dimenticarsi dell’ azione negativa che è stata compiuta. Noi con i cinesi davanti alle tante azioni negative che fanno nei nostri confronti non diciamo che sono bravi. Ci opponiamo anche con veemenza contro di loro ma con compassione per loro perché queste azioni negative fanno male proprio a loro». Figuriamoci se non perdona Milano. Maurizio Giannattasio RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

 
 

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